domenica 14 gennaio 2018

Il socialismo prospero - saggi sulla via cinese. Articolo di recensione di Luca Bagatin

Fu il leader socialista italiano Pietro Nenni, fra i primi, a riconoscere il ruolo geopolitico fondamentale della Repubblica Popolare Cinese alla costruzione di un mondo multipolare.
La Cina, uscita da tempo dal colonialismo che, nel corso dell'800, la rese schiava dell'Impero Britannico, il quale la costrinse ad aprire i suoi mercati all'oppio, e diversi suoi territori furono influenzati da tutte le maggiori potenze europee, è oggi, dopo l'avvento al potere di Mao Zedong e dei suoi successori, una delle massime potenze economiche indipendenti al mondo.
A parlarcene un saggio che è, in sè, una raccolta di saggi ed articoli curata dallo studioso Fabio Massimo Parenti e che raccoglie sia suoi interventi pubblicati principalmente, in questi ultimi anni, dalla testata "Il Caffè Geopolitico", più altri autorevoli interventi fra cui quelli del prefatore del saggio stesso - il prof. Domenico Losurdo dell'Università di Urbino - e della prof.ssa Ann Lee della New York University.
Sto parlando de "Il socialismo prospero - saggi sulla via cinese", edito di recente dalla casa editrice NovaEuropa.
Pensando alla Cina moderna non si può non chiedersi come possa un Paese a guida comunista - retto tutt'oggi dal Partito Comunista Cinese - convivere al suo interno con una economia di stampo capitalistico e quindi aver ricercato una propria personle via al socialismo, seguento le proprie peculiarità storiche, culturali e religiose.
L'autore, da me interpellato in merito, mi spiega - rifacendosi alle parole del prof. Losurdo - che lo stesso Mao sosteneva che l'esperienza delle forze del capitale non può essere annullata, bensì essa va valorizzata. Ovvero che la completa espropriazione economica delle classi borghesi è controproducente per le forze del socialismo, mentre è l'espropriazione politica che va portata sino in fondo. Questo, in sostanza, quanto accaduto nella Repubblica Popolare Cinese. La borghesia non è stata affatto espropriata economicamente, purtuttavia i settori chiave, da quello delle telecomunicazioni passando per quello dell'energia, dei trasporti e del sistema bancario rimangono saldamente in mano pubblica e tali settori, secondo quanto riportato nel saggio medesimo, sono in grado di competere vittoriosamente sul mercato mondiale e ciò è possibile anche grazie ad uno spirito patriottico che incoraggia tutto il popolo cinese alla cooperazione ed alla collaborazione reciproca.
Nel saggio si sottolinea come l'attuale Presidente cinese, Xi Jinping, abbia più volte ribadito il concetto che la globalizzazione, sotto il profilo cinese, va vista nell'ottica del miglioramento delle condizioni di vita delle persone e sia volta alla riduzione alla povertà, secondo il concetto "Lo sviluppo è del popolo, con il popolo e per il popolo" ed in questo senso lo stesso Presidente afferma che la Cina di oggi è riuscita a risollevare dalla povertà ben 700 milioni di cinesi.
Per poter fare ciò la geopolitica e la politica economica cinese sono orientate alla collaborazione con tutti i popoli e con la collaborazione ed il sostegno a tutti i Paesi, piccoli o grandi che siano.
La prof.ssa Ann Lee, ricorda ad esempio come la Cina abbia, in questo senso, cancellato il debito di molti Paesi emergenti e avviato numerosi progetti di collaborazioni, inverstimenti e partnership economiche e commerciali in particolare in Africa e America Latina (in particolare in Ecuador e Venezuela, che hanno beneficiato di finanziamenti per sviluppi infrastrutturali).
L'autore del saggio spiega come la Cina odierna sia in parte erede tanto del confucianesimo quanto della tradizione socialista europea, applichi diffusamente il diritto romano e abbia aperto a modalità di consumo tipiche dell'occidente moderno. L'autore riporta inoltre i dati dell'indagine condotta dal centro statunitense Pew Research degli anni 2010 - 2012, i quali ci dicono che il 92% dei cinesi sostiene che il loro tenore di vita sia migliore rispetto a quello dei loro genitori ed il 39% che sia addirittura di gran lunga migliore.
Fabio Massimo Parenti ricorda come la Cina sia generalmente considerata come un regime autoritario, tuttavia egli afferma che, nel corso dei decenni, vi sono state importanti riforme fondiarie, fiscali e amministrative che hanno aperto da tempo al diritto di manifestare liberamente anche attraverso la presenza sia di sindacati indipendenti che di partito, i quali hanno favorito numerosi scioperi ed occasioni di confronto e miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori.
L'autore sottolinea anche come la cultura cinese, fortemente legata al confucianesimo, abbia influenzato profondamente la popolazione relativamente al rispetto nei confronti delle Istituzioni statali, anche da parte dei dirigenti delle imprese private e come lo Stato sia visto tutt'altro che con sospetto, ma come parte fondante della società, come una sorta di "dimensione famigliare".
In questo senso i dipendenti pubblici sono reclutati secondo principi meritocratici e così i vari membri del partito ed i dirigenti dello Stato. Vi sono, inoltre, forme di democrazia diretta che permettono non solo la contestazione e la richiesta di spodestare i rappresentanti al potere, ma anche forme di assemblearismo di base nei villaggi e nei quartieri. Sembra, in sostanza, che sia privilegiata la risoluzione delle controversie attraverso discussioni politiche costruttive fra le autorità politiche e la base.
Relativamente al settore degli immobili, come riportato dal saggio a cura di Parenti, le abitazioni, un tempo statali ed assegnate alla popolazione ad un canone di locazione agevolato inferiore all'1% del loro reddito, oggi sono diventate proprietà privata dei loro occupanti almeno per l'80% e questi le hanno potute acquistare dallo Stato a prezzi di gran lunga scontati rispetto ai valori di mercato.
Il fatto che lo Stato controlli il settore bancario e finanziario, permette inoltre alle autorità di intervenire direttamente nei periodi di crisi economica ed evitare dunque speculazioni finanziarie e conseguenti tracolli. Questo uno dei punti di maggior forza dell'economia cinese assieme al settore dell'innovazione tecnologica e dell'e-commerce, che hanno fatto registare un +10,2% nel corso degli ultimi anni.
All'attenzione dell'agenda del Presidente Xi, come riportato nel saggio di Parenti, il settore verde e del risparmio energetico attraverso lo sviluppo di tecnologia ad hoc, che hanno permesso un risparmio di 6,7 miliardi di tonnellate di carbone in cinque anni, con una riduzione del 19,71% dei consumi, superando l'obiettivo posto dall'Amministrazione nel suo ultimo piano quinquiennale.
La Cina sta dunque investendo moltissimo nello sviluppo di energie rinnovabili ed in energie tecnologicamente sotenibili atte a invertire la tendenza rispetto agli alti tassi di inquinamento registrati nei decenni passati.
Sul piano geopolitico la Cina, come dicevamo, è orientata allo sviluppo di un mondo multipolare, in controtendenza rispetto alla visione statunitense unipolare. In questo senso è stretta la collaborazione con la Russia, oltre che con il Brasile, l'India e il Sudafrica, riuniti, appunto, nell'associazione economica denominata BRICS. Oltre a ciò, dal 1996, Pechino e Mosca hanno gettato le basi dell'Organizzazione di Shangai per la Cooperazione (SCO), assieme a Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e dal 2001 Uzbekistan, con funzioni in particolare di sicurezza nazionale sul piano geopolitico.
La collaborazione Cina-Russia ha spesso portato alla condanna, a livello internazionale, degli insensati e dannosi interventi NATO in Libia, il tentativo di spodestamento del Presidente Assad in Siria e ha giocato un ruolo decisivo nella risoluzione delle controversie con l'Iran e con la Corea del Nord.
Il saggio di Fabio Massimo Parenti offre inoltre un ampio approfondimento relativo agli investimenti ed alla cooperazione fra la Cina e numerosi Stati africani. Cooperazione che non rappresenta una forma di sfruttamento (salvo rari e documentati casi che pur vi sono stati) di manodopera a basso costo e di risorse energetiche, bensì una opportunità di miglioramento delle condizioni di vita dei popoli africani medesimi.
Altro importante capitolo, che merita approfondimento, è quello relativo alla questione tibetana.
Nel saggio si fa presente che la libertà di religione e di culto è garantita dalle autorità cinesi e che l'economia tibetana ha avuto un incremento nel corso degli anni e la popolazione ha migliorato di gran lunga le sue condizioni di vita e che oggi il Tibet, proprio per la sua millenaria cultura spirituale, rimane un punto di riferimento e di attrattiva mondiale.
Nel saggio si dice anche che nell'Assemblea Nazionale Popolare (il Parlamento cinese) i deputati sono 21 e che al Dalai Lama, prima di andare in esilio, fu concessa la carica di Vicepresidente del Parlamento.
Questioni sulle quali, comunque la si pensi, occorre ad ogni modo, io credo, approfondire ulteriormente.
"Il socialismo prospeto - saggi sulla via cinese" di Fabio Massimo Parenti edito da NovaEuropa è dunque un testo utile a conoscere meglio un Paese solo apparentemente lontano dal nostro continente e sul quale, spesso, si tendono ad avere ingiustificati pregiudizi.
Ricordando il titolo di un celebre film degli Anni '60 diretto da Marco Bellocchio, dunque, possiamo dire che, per molti versi, "La Cina è vicina" e sicuramente protagonista della scena geopolitica mondiale per i decenni a venire.

Luca Bagatin

giovedì 11 gennaio 2018

"Sensualità, latina fierezza". Poesia di Luca Bagatin

Sensualità, latina fierezza.
Poesia di Luca Bagatin
Foto di Antonio Rodríguez
Modella: María José Peón Márquez


Nuda.
Seduta sul letto.
Solo un bianco lenzuolo a coprirti.
Dove stanno vagando i tuoi pensieri,
mentre i tuoi capelli scendono
a coprirti l'aggraziata schiena ?
Sensualità, latina fierezza.
Una piccola brezza
accarezza
il tuo morbido seno
appena celato.
Un bacio accennato,
il mio.
Che delicatamente
si posa laddove
le tue labbra
si schiudono appena.
E così le mie
ad accarezzarti i seni
e a scendere, via via
sulle tue gambe,
sulle tue ginocchia,
sui tuoi piedi.
La tua pelle nuda è calda e vellutata.
Che cosa cela ?
Un'anima libera e liberata.
Le nostre labbra si uniscono
e così,
così si (ri)conoscono.
Siamo noi.
Solo noi
in questa stanza
a dar vita
a un'armoniosa danza
che ci dona,
con l'amor,
rinnovata speranza.

Luca Bagatin

"Riflessioni conservatrici, ovvero socialiste, golliste e mazziniane" di Luca Bagatin

Amo le donne.
Forse per questo detesto le "femministe".
Che pretendono di essere uguali agli uomini (nessun uomo è uguale a un altro, ricordatelo !) e finiscono per ghettizzare e ghettizzarsi.
Ottenendo l'effetto opposto di quello che vorrebbero proporsi.

In Francia i gollisti e i socialisti hanno smesso di essere gollisti e socialisti e, dunque, ad un gollista e ad un socialista non rimane che sostenere nazionalisti o comunisti.
In Italia i mazziniani hanno smesso di essere mazziniani e ad un mazziniano non rimane che fare come in Francia.
Per questo, da gollista, socialista (originario) e mazziniano, non posso che sostenere, oggi, nazionalisti e comunisti.

La mia visione politica è sostanzialmente legata al socialismo ed al mazzinianesimo conservatore, contrapposto ad ogni tipo di liberalismo compassionevole.
Penso infatti che la compassione sia cosa utile ai ricchi borghesi ed ai capitalisti per pulirsi, religiosamente, la coscienza.
Occorre, io credo, lottare per emanciparsi ed emancipare, nel rispetto delle culture, delle tradizioni e delle identità di ogni popolo.
E ritengo, pertanto, che i doveri verso la comunità vadano anteposti ai diritti e ad ogni concetto legato all'"interesse".

sabato 6 gennaio 2018

Marina Ripa di Meana, una donna libera sino alla fine. Articolo di Luca Bagatin

"Fatelo sapere". Queste le ultime parole del videomessaggio di Marina Elide Punturieri, conosciuta da tutti come Marina Ripa di Meana, deceduta il 5 gennaio 2018 nella sua casa romana.
Fate sapere che la sedazione profonda è una alternativa alla "dolce morte", all'eutanasia, ed è consentita in Italia ai malati terminali.
E' un messaggio che mi ha commosso molto il suo. Un messaggio eminentemente politico, come politica è stata tutta la sua vita anticonformista e libertaria.
Amava lo scandalo e la provocazione, Marina Ripa di Meana, ma sempre all'insegna dell'intelligenza, dell'arguzia, della sana goliardia.
Usò la sua popolarità per dare voce all'ambientalismo militante, accanto al marito Carlo, il quale, va ricordato, votò nel 1998 - da deputato dei Verdi - contro l'adozione dell'euro quale moneta unica, denunciandone i pericoli e denunciò, anni dopo, fra i pochissimi, l'intervento militare dell'Italia in Libia.
Marina Ripa di Meana era una radical chic consapevole di esserlo, ma le etichette non le interessavano, preferendo andare avanti per la sua strada, senza ipocrisie e falsi pudori.
Fu icona di una stagione certamente migliore della nostra, quella dei Moravia (suo testimone di nozze, assieme a Goffredo Parise) e dei Pasolini, oltre che di Bettino Craxi, di cui fu molto amica.
Scrittrice, intellettuale, opinionista, addirittura regista e militante politica pur non appartenendo formalmente a nessun partito, ma da sempre vicina a socialisti, verdi e radicali (e ciò mi ricorda la mia originaria formazione politica, peraltro nel partito che guidò negli Anni '90 suo marito e dal quale, come il sottoscritto, uscì). Marina Ripa di Meana ha fatto del suo corpo e del suo essere - mai tenuto nascosto, mai mascherato - un manifesto sino alla fine.
Un manifesto colorato come i suoi abiti ed i suoi bizzarri cappellini. Un manifesto che ha lottato per sedici lunghi anni contro una delle malattie peggiori che possano colpire essere umano. Un manifesto che ha voluto mostrarsi anche nella sofferenza, per dare speranza ai tanti che oggi soffrono di quella malattia.
La ricorderemo come la donna rara che è sempre stata. Una di quelle che oggi, forse, non esistono più.

Luca Bagatin


mercoledì 3 gennaio 2018

Per una alternativa Socialista Rivoluzionaria Europea. Intervista di Luca Bagatin a Louis Alexandre e Marie Chancel

Di fronte alla scomparsa del socialismo europeo, ormai passato nelle file liberal-capitaliste, ecco affacciarsi da alcuni anni, in Francia ed in Europa, l'OSRE, ovvero l'Organizzazione Socialista Rivoluzionaria Europea, sorta nel 2009 grazie al contributo dei redattori della rivista “Rébellion”, fondata a Tolosa nel 2002 ed animata principalmente da Louis Alexandre, Olivier Gnutti e Jean Galié.
L'OSRE è un'Organizzazione che, per la prima volta, andando oltre le contrappositioni borghesi Destra/Sinistra, riprende in mano gli ideali della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864 ed è erede del socialismo francese nelle sue diversità, ovvero quello di Proudhon, Pierre Leroux, Sorel, Blanqui, della Comune di Parigi e del Nazionalbolscevismo di Niekish. Un socialismo rivoluzionario che, come recita la descrizione presente nel sito ufficiale (scaricabile al link: http://rebellion-sre.fr/osre/) sia rispettoso delle identità di ciascun popolo; rigetti il burocraticismo statalista e sostenga, invece, la democrazia partecipativa all'interno di uno Stato di tipo federalista.
In questo senso l'OSRE si batte contro l'Europa tecnocratica di Bruxelles, che è semplicemente una forma di “parodia della sovranità” ed è agli antipodi di ogni tipo di principio di sussidiarietà e di democrazia sociale.
Scopo principale dell'OSRE è costituire una piattaforma anticapitalista e di critica alla società mercificata e mercantile che compra e vende ogni cosa – persino l'”amore” (sic !) attraverso i più svariati siti d'incontri online (sic !) - schiavizzando così i popoli ed i lavoratori.
Popoli e lavoratori che devono assolutamente riappropriarsi della loro sovranità nazionale, politica, sociale, ovvero di tutti quegli aspetti che la globalizzazione ha loro tolto negli ultimi decenni. In questo senso l'OSRE si propone quale interprete di una società che permetta a ciascuno di vivere dignitosamente, mettendo fine al profitto ed all'interesse egoistico ed individualistico.
L'OSRE – come peraltro indicato nel suo manifesto programmatico scaricabile al link http://rebellion-sre.fr/osre/manifeste/, propone la trasformazione delle forme di proprietà attraverso l'autogestione delle imprese da parte dei lavoratori medesimi e la trasformazione delle forme di produzione e di lavoro liberando i lavoratori dalla schiavitù del salario e proteggendo l'ambiente, inteso sia come luogo di lavoro che come ecosistema nel quale i cittadini si trovano a vivere.
In questo senso i rappresentanti dell'OSRE ritengono prioritarie forme di nazionalizzazione e contestuale socializzazione di tutti i settori industriali e finanziari del Paese, rivalorizzando così il sistema dei servizi pubblici alla comunità a cominciare dalla sanità e dal sistema scolastico.
L'OSRE, come dicevamo, si propone di restituire il potere al popolo, che è appunto il fondamento della democrazia in generale e della democrazia partecipativa in particolare. Nel Manifesto programmatico si esplica infatti chiaramente che l'obiettivo dell'OSRE è una democrazia partecipativa di tipo federalista, fondata su comitati ed assemblee popolari, dando particolare importanza ai Comuni ed ai consigli di fabbrica, permettendo così ai lavoratori di creare delle libere associazioni di produttori.
L'OSRE non ha un programma politico definitivo, bensì l'Organizzazione e la sua rivista “Rébellion” sono un luogo di discussione aperto a militanti e simpatizzanti di ogni età e nazionalità ed è possibile abbonarsi anche dall'Italia (cosa che ho personalmente fatto, aderendo anche all'OSRE) ad un prezzo davvero simbolico, seguendo le indicazioni al link: http://rebellion-sre.fr/boutique/abonnement-a-rebellion-6-numeros-2/
Louis Alexandre e Jean Galié hanno peraltro pubblicato un saggio - con prefazione di Alain De Benoist - dall'emblematico titolo “Rébellion, l'Alternative Socialiste Révolutionnaire Européenne” (Ribellione, l'Alternativa Socialista Rivoluzionaria Europea) nel quale è spiegata la prospettiva programmatico-ideale dell'OSRE e del Socialismo Rivoluzionazio europeo. Il saggio è acquistabile in formato e-book al link: http://alexipharmaque.eu/ebook/rebellion-l-alternative-socialiste-revolutionnaire-europeenne-de-louis-alexandre-et-jean-galie.
Oggi ho la possibilità di intervistare amichevolmente proprio l'amico e compagno Louis Alexandre e la giovane militante e compagna Marie Chancel, già da me intervistata in passato relativamente alle elezioni Presidenziali francesi (si veda al link: http://amoreeliberta.blogspot.it/2017/05/intervista-di-luca-bagatin-alla_61.html).

Luca Bagatin: Bene Loius, innanzitutto desidero chiederti come è nata - in un'epoca cosiddetta "post-ideologica" - l'idea di fondare la rivista "Rébellion", nel 2002 e, successivamente, l'OSRE nel 2009 ?
Louis Alexandre: Caro compagno, per prima cosa vorrei ringraziarti per questa intervista che ci offre l'opportunità di presentare il nostro approccio ai lettori italiani, uno dei pubblici più colti e aperti a nuove idee in Europa.
Nel 2002 eravamo un piccolo gruppo di giovani che non potevano accontentarsi delle sfaccettature ideologiche dei loro anziani. Iniziammo quindi un lavoro di inventario e ricostruzione di un pensiero che rompesse autenticamente con il mondo capitalista moderno.
Il nostro approccio è sempre lo stesso dall'inizio. Vogliamo essere un polo creativo e positivo al servizio della rinascita del nostro popolo europeo. Operiamo in modo collettivo, volontario e impegnato per mantenere la nostra indipendenza.
Non abbiamo mai capitolato di fronte alle difficoltà e ci siamo integrati nel nostro approccio di nuova generazione: questa è la nostra forza. Mentre alcuni membri del gruppo originario hanno passato la mano a causa di varie vicissitudini di vita, il nucleo editoriale è rimasto fedele al suo ideale e continua a svilupparsi.
In tale occasione desidero salutare il compagno Olivier Gnutti, membro fondatore di "Rébellion" e dell'OSRE, che è il nostro designer grafico fin dall'inizio. Lui è di origine italiana come te e ha dato la sua identità visiva alla nostra rivista per quanto riguarda la nostra organizzazione.

Luca Bagatin: "Rébellion", attraverso le Editions des livres noirs, sta pubblicando diverse interessanti brochure, di cui peraltro ho parlato io stesso in alcuni articoli (http://amoreeliberta.blogspot.it/2017/06/socialismi-asiatici-loriente-puo-dirsi.html - http://amoreeliberta.blogspot.it/2017/10/europa-e-africa-unite-nella-lotta-conto.html). Una sul socialismo asiatico, il cui autore è David L'Epée, e una recente sul panafricanismo, scritta da Dany Colin. Qual è il filo conduttore che lega queste brochure ? Intendete pubblicarne prossimamente delle altre ?
Louis Alexandre: Le Editions des livres noirs sono la prosecuzione della rivista "Rébellion". Sono nate per approfondire e far luce su temi importanti in un modo migliore rispetto ai media ufficiali. I progetti che seguiranno avranno per tema l'Europa, le turbolenze politiche nell'era digitale e la nostra visione di lotta in merito.

Luca Bagatin: Alain De Benoist, Jean-Claude Michéa, Alexandr Dugin, Eduard Limonov. Questi alcuni dei nomi di intellettuali contemporanei ai quali, per molti versi, l'OSRE si ispira, che sono peraltro punti di riferimento di gran parte delle persone che si contrappongono alla globalizzazione neo-liberale. Come spieghi il successo, in particolare fra i giovani europei, delle posizioni di questi pensatori oltre la destra e la sinistra ?
Louis Alexandre: Penso che nella loro diversità di sensibilità, gli autori citati rappresentino un modo per costruire un'alternativa al sistema. L'interesse di una giovane generazione per i loro scritti è un ottimo segno per me. È lo "spirito del tempo" di una gioventù ribelle. Spero solo che metterà in pratica, qui e ora, il loro insegnamento in azioni concrete.

Luca Bagatin: La posizione dell'OSRE è fortemente critica nei confronti dell'Unione Europa tecnocratica e capitalista e nei confronti dell'attuale governo Macron (così come lo era nei confronti del governo Hollande-Valls), al punto che ha condotto una campagna astensionista alle recenti elezioni Presidenziali francesi. Quali le prospettive imminenti e future dell'OSRE ?
Louis Alexandre: La nostra rivista e la nostra organizzazione devono lanciare una massiccia campagna nelle prossime settimane. Il suo tema sarà "Siamo ribelli Francia !". Questa campagna mira a creare un ampio fronte di resistenza popolare e trasversale per proporre un'uscita dal fatalismo e dalla rassegnazione. L'idea è di raggruppare su nuove basi coloro che rifiutano le regole del sistema.

Luca Bagatin: L'OSRE nasce in Francia, ma è un movimento di dimensione europea. Io stesso, come sai, ne sono iscritto dall'Italia. Secondo te è destinato a crescere ed espandersi ?
Louis Alexandre: L'OSRE è un'organizzazione con una vocazione europea. E' aperta a tutti i compagni europei, ma anche al cuore europeo degli altri continenti, penso ad esempio ai lettori canadesi, americani, brasiliani o australiani. La nostra rivista è già ampiamente distribuita nel mondo francofono.

Luca Bagatin: Ed ora qualche domanda alla compagna e, se posso permettermi, affascinante Marie Chancel. Da quanto tempo sei una militante dell'OSRE ?
Marie Chancel: Da cinque anni.
Marie Chancel

Luca Bagatin: Perché hai deciso di aderire all'OSRE ?
Marie Chancel: Ho deciso di aderire all'Orse perché la situazione che stiamo vivendo è tale che non possiamo semplicemente stare seduti a guardare. Con l'adesione all'OSRE, ho voluto partecipare alla lotta contro un sistema che cerca di distruggerci e trasformarci in semplici consumatori senza passato nè futuro. Voglio quindi combattere contro la disumanizzazione delle nostre vite e per il mio ideale: la difesa dell'identità dei popoli di fronte al capitalismo che vuole distruggerli, rigettando l'alienazione tecnologica. È aderendo all'OSRE che posso agire e seguire un'etica personale e collettiva.

Luca Bagatin: Che cosa rappresenta, per te, il socialismo rivoluzionario ?
Marie Chancel: Il socialismo rivoluzionario per me è la lotta di emancipazione dei lavoratori contro il dominio del sistema capitalista. Il socialismo rivoluzionario è rispettoso dell'identità dei popoli, tenendo conto delle loro specificità culturali e rifiuta l'omogeneizzazione culturale di cui gli Stati Uniti d'America sono il vettore principale. Il socialismo rivoluzionario lotta anche contro l'alienazione tecnologica e il sistema del dio-danaro e contro la distruzione della Natura in nome del profitto. Esso incarna perfettamente la società "libera, eguale e decente" difesa da George Orwell.
 
Luca Bagatin: Anche a te vorrei porre la stessa domanda che ho fatto a Louis e relativa alla popolarità, in particolare fra molti giovani europei, dei maggiori intellettuali che rifiutano la globalizzazione neoliberale, ovvero Alain De Benoist, Jean-Claude Michéa, Alexandr Dugin e Eduard Limonov, che sono peraltro anche i punti di riferimento politico-culturale dell'OSRE. Quale la ragione, a tuo parere, di tale popolarità ?
Marie Chancel: Tali pensatori hanno saputo vedere l'origine della situazione critica in cui versano i popoli e proporre un'analisi intelligente e adattata. Sono stati in grado di superare le cotrapposizioni sinistra/destra e comprendere la convergenza delle lotte contro la globalizzazione neoliberale. Non propongono un programma politico fisso, ma rifiutano qualsiasi forma di confessione settaria. Penso che questi siano gli elementi che spiegano il loro successo presso i giovani europei, costretti a combattere contro un sistema che li nega e vuole distruggerli.

Luca Bagatin