venerdì 25 maggio 2018

In memoria di Peter Boom (31 marzo 1936 - 26 maggio 2011)

Sono passati sette anni dalla morte fisica di Peter Boom, libero pensatore, scrittore, paroliere, cantante, attore, Babbo Natale presso il reparto pediatrico dell'ospedale di Viterbo, militante omosessuale e teorico della pansessualità.
Peter, che è stato negli ultimi anni della sua vita un mio caro amico e collaboratore del mio vecchio blog, è anche fra le figure ispiratrici del nostro pensatoio "Amore e Libertà".
Nel ricordarlo desidero riportare l'articolo che scrissi il 27 maggio 2011, ad un giorno di distanza dal suo passaggio oltre il Velo di Maya, nonché un breve video del maggio 2012 nel quale lo ricordo.

Luca Bagatin 



Ciao Peter, ti voglio bene !
di Luca Bagatin
27 maggio 2011

Ho appreso ora di una triste, tristissima notizia.
Una di quelle notizie che, quando arrivano, non te le aspetti: ti fanno crollare il mondo addosso.
Un mondo di affetti, di sincere amicizie, di collaborazioni culturali indissolubili.
Peter Boom è deceduto ieri sera nella sua casa di Bagnaia.
Rileggendo quest'ultima frase mi sembra ancora impossibile. Mi aveva scritto solo ieri un commento sul mio blog e ci eravamo sentiti al telefono solo qualche giorno prima.
I suoi amici mi hanno detto che, sino a ieri, stava bene. Poi il suo cuore non ha retto.
E' difficile per me scrivere queste righe nelle quali vorrei dire quanto a Peter ho voluto bene. E' stato per me un padre, un amico, un fratello.
E' sempre stato il primo, fra le persone che conosco, ad avere avuto una parola buona per me, specie nei momenti del bisogno.
Anche nei momenti in cui non volevo sentire nessuno, lui, con pazienza, iniziava a chiamarmi a casa o al cellulare sino a che non rispondevo. E, con un sorriso e qualche battuta, riusciva a tirarmi sù il morale.
Mi mancherà, e moltissimo, il suo accento olandese. Mi mancheranno moltissimo i suoi articoli sulle libertà sessuali, sulla pansessualità ed i diritti civili che, settimanalmente, pubblicavo sul mio blog da oltre tre anni. Mi mancheranno i commenti - sempre molto arguti - che quotidianamente lasciava sul mio blog.
Il mio blog, senza la collaborazione di Peter Boom, non sarà più lo stesso.
Mi aveva confidato che in questo periodo, peraltro, stava scrivendo un libro nel quale parlare, senza pregiudizi, della sua Teoria della Pansessualità
e di cui ci rimane il suo ottimo sito web http://digilander.libero.it/pansexuality. La vita di Peter Boom è stata una vita vissuta in pienezza e totale libertà. E' stato investigatore privato, cantante, attore, doppiatore, militante omosessuale.
Solo ieri, ironia della sorte, ero presente alla proiezione, presso Cinemazero a Pordenone, di un documentario che ricordava l'epopea del FUORI !, il primissimo movimento di liberazione omosessuale in Italia. Peter ne fu parte attiva, negli anni '70, al punto da essere anche il primo a realizzare un disco gay con la canzone "Lui ama lui".Peter ha, recentissimamente, avuto la possibilità di vedere il successo dell'ultimo film di Nanni Moretti - Habemus Papam - che anche lui ha magistralmente interpretato, recitando i panni del Cardinale O'Neil. Vedremo Peter ancora al cinema ad ogni modo e fra non molto, con "Appartamento ad Atene" di Ruggero Dipaola e di cui vi parlerò quanto prima.E' stato per me un onore essere il primo a venire a conoscenza delle sue nuove collaborazioni cinematografiche, che hanno rinverdito la sua cinquantennale carriera nel cosiddetto Mondo dello Spettacolo.
Vorrei dire molte cose e, questo, non sarà l'ultimo articolo che dedicherò a Peter.
E' stata una fra le poche persone importanti che hanno riempito ed influenzato la mia vita.
Ciao Peter, ti voglio bene.


Luca Bagatin


lunedì 21 maggio 2018

"L'Unione del Cuore". Poesia di Luca Bagatin

Donna dal mantello rosso,
capelli neri al vento,
profondi occhi azzurro verdi.
Cosa mi impedisce di proferirti parola ?
Il timore di un rifiuto ?
Il timore del giudizio ?
Il timore dell'amore ?
No di certo.
L'amore non conosce
o, meglio, non dovrebbe conoscere
timore.
L'amore non dovrebbe conoscere
nemmeno il desiderio.
Che è aspetto terreno,
lontano dal Divino.
E così, attraverso Te,
ovvero attraverso il simbolo che rappresenti,
quale Donna Anima,
incarnazione terrena della Dea,
riscopro me stesso.
Ed entro nel sogno.
Entro laddove una rosa
fiorisce nell'urna.
Laddove riposa qualcosa di antico.
Ritrovandomi oltre lo spacchio,
oltre il velo dell'illusione.
Oltre quella materia che ci separa
dal Cristo.
Solo allora saremo uniti.
Uniti nell'Amore.

Luca Bagatin

Il socialismo, in Venezuela, resiste. Articolo di Luca Bagatin

Il socialismo, in Venezuela, resiste.
Nonostante la guerra economica, le sanzioni e le speculazioni operate dall'emisfero capitalista del Pieneta - Stati Uniti d'America in primis - in quanto risulta inaccettabile che un popolo latinoamericano si sia liberato, nel corso degli anni, delle politiche del Fondo Monetario Internazionale, si sia riappropriato della propria sovranità e delle proprie risorse energetiche. E lo abbia fatto attraverso il socialismo, come ai tempi di Bolivar, di Sandino, di Allende, di Castro, di Guevara e di Evita e Juan Peron.
Il socialismo, in Venezuela, resiste attraverso la nuova vittoria del Presidente Nicolas Maduro che, con il 67,6% dei consensi, ha vinto nuovamente le presidenziali di domenica 20 maggio scorso (anticipate rispetto alla scadenza naturale di dicembre, peraltro).
Maduro, denigrato nell'emisfero capitalista, è amato dal popolo latinos, dagli strati sociali più deboli che, grazie al chavismo, hanno visto elevare le proprie condizioni economico-sociali, nonostante le sanzioni imposte da quegli USA che hanno sempre trattato l'America Latina come il proprio personale "cortile" di casa.
Ma l'America Latina socialista si è riscattata da tempo, perché il socialismo che la pervade è quello autentico, popolare, populista, genuino, originario, di ispirazione bolivariana, garibaldina, cristiana, libertaria e umanitaria.
Un socialismo che l'Europa ha dimenticato da molti decenni, governata da una destra ed una sinistra autoreferenziali e rappresentanti unicamente dei ceti sociali medio-alti ed elitari.
Maduro, come ha scritto di recente sul quotidiano spagnolo "El Pais", ha dichiarato che il Venezuela è una democrazia popolare, non classista, alternativa alle élite, la quale ha garantito missioni sociali, abitazioni, servizi e scuole pubbliche e, per rispondere alla guerra economica ha introdotto una criptovaluta denominata Petro, sostenuta dal petrolio nazionale del Paese, ovvero basata su una fonte economica reale.
Lo stesso ex Premier spagnolo socialista José Luis Rodriguez Zapatero (forse l'ultimo dei governanti autenticamente socialisti in Europa), osservatore internazionale e da tre anni mediatore del processo di dialogo e di pace fra la maggioranza e l'opposizione venezuelana si è detto stupito del comportamento dell'Unione Europea nei confronti dell'attuale leadership socialista. Del resto sarebbe assurdo non riconoscere il risultato elettorale di domenica scorsa, avvenuto con voto elettronico, dal quale si evince una schiacciante vittoria di Maduro, candidato del Gran Polo Patriotico (coalizione di partiti formata dal Partito Socialista Unito del Venezuela, dal Partito Comunista del Venezuela, oltre che da movimenti di ispirazione indigena, socialdemocratica, socialista rivoluzionaria e bolivariana); seguito dal rappresentante del centrosinistra Henri Falcon, alla guida di Avanzada Progresista con il 21,15%; dall'imprenditore Javier Bertucci, rappresentante di "El Cambio" con il 10,7% e dal candidato della sinistra radicale "Unidad Politica Popular 89" Reinaldo Quijada con lo 0,4%.
L'astensione è stata alta, è vero, ovvero del 54%, ma pur sempre inferiore rispetto a quella con la quale si elegge da tempo un Presidente negli USA e non lontanissima da quella della Francia delle ultime presidenziali. Questo dato, ad ogni modo, dovrebbe spingere il governo socialista riconfermato a rendere ancora più partecipe il popolo relativamente alle decisioni politiche ed economiche interne e a riavviare un dialogo costruttivo con quell'opposizione più moderata e meno legata ad interessi capitalistici, oltre che intervenire con incisività nei casi di corruzione e di insicurezza pubblica, problemi certamente da non sottovalutare in Venezuela.
Il socialismo - che è poi il nostro garibaldinismo repubblicano del cuore - ad ogni modo, resiste e auspichiamo possa tornare nuovamente protagonista anche in Brasile e in quell'Argentina che il liberal-capistalista Macri sta facendo tornare indietro di decenni.
Hasta la Victoria Siempre, nel nome di Bolivar, Garibaldi, José Martì, Sandino, Guevara, Peron e Chavez !

Luca Bagatin

mercoledì 16 maggio 2018

Democrazia è sovranità. Sovranità è socialismo. Socialismo è amore. Amore è libertà. Riflessioni di Luca Bagatin

La libertà, nel mondo materiale, trovo sia pura illusione.
L'essere umano può tendere verso la libertà, ma mai raggiungerla. La libertà non è un orgasmo !
L'unica vera libertà è quella dello Spirito.
Nei tempi moderni non esiste alcuna libertà. Ma solo schiavitù: del mercato, della pubblicità, delle mode, della tecnologia, del sesso...L'Amore è libertà. Ma l'Amore, è di questo mondo ?


Personalmente non credo nel relativismo, così come non credo nell'ateismo.
Penso siano specchietti per le allodole promossi dal modernismo e dal progressismo per illudere le masse. La libertà è prima di tutto interiore. Il massimo che si può e si dovrebbe poter ottenere in questo mondo - e non è poco - è quell'emancipazione materiale e sociale indispensabile a ciascuno di noi per sostenerci ed elevarci spiritualmente. Solo allora, allorquando ci saremo elevati, raggiungeremo l'Amore, ovvero la libertà.

La prima volta che lessi Alain De Benoist fu sulle colonne della rivista socialista Critica Sociale.
Imparai, via via, ad approfondire il socialismo originario, che è populismo, nel senso più positivo del termine.
Scoprii così intellettuali quali Michéa, Dugin, Limonov, Clouscard e riscoprii Pasolini, Gramsci, Orwell, Mazzini, Proudhon, Marx, Engels, Bakunin.
Negli ex socialisti di oggi - ormai capitalisti e liberali - non vedo nulla di quello spirito (che purtuttavia aveva per molti versi Bettino Craxi).
E non mi stupisce che, in Europa, i cosiddetti “socialisti”, non abbiano saputo difendere i popoli ed i poveri, ma, anzi, abbiano attuato privatizzazioni, precarizzazione del lavoro, austerità. Ovvero tutti quegli aspetti caratterizzanti la modernità d'oggi, ovvero il capitalismo assoluto.
Socialismo è socializzazione. Socialismo è autogestione. Socialismo è democrazia diretta e popolare. Non va dimenticato.
Se proprio personalmente dovessi politicamente definirmi, oggi, direi dunque che mi sento un socialista originario, autogestionario e conservatore.

Trovo sia preferibile il politicamente scorretto al politicamente corrotto.

Penso che tornerà ad esserci un po' più di democrazia quando l'Europa non ci chiederà più niente e tornerà ad essere un'espressione geografica, ovvero ogni Paese tornerà ad essere sovrano.
Condizione base affinché un popolo possa autogovernarsi. E l'autogoverno, come l'autogestione, è la base della democrazia, che è governo di popolo, con il popolo, per il popolo.


Luca Bagatin

lunedì 14 maggio 2018

"L'Innocenza e l'Amore". Poesia di Luca Bagatin

Nei tuoi occhi, il calore di un abbraccio,
E' il tenero abbraccio di chi sa ascoltare.
Nella tua voce, il suono della mite armonia.
E' l'armonia che il Creatore seppe infondere nei cuori.
Nei tuoi gesti, la semplicità e l'amore di una madre.
E' la semplicità e l'amore che accolgono un figlio.
Nei tuoi pensieri, tutto il mondo è compreso.
E' il mondo nella sua interezza, nelle sue bellezze come nelle sue brutture.
Chi sei tu, se non l'Innocenza ?
L'Innocenza osserva.
L'Innocenza non giudica.
L'Innocenza è quell'amore,
che gli esseri umani ancora non riescono a fare proprio,
che non comprendono.
Ma che, per tutta la loro vita, ricercano.

Luca Bagatin

Il Venezuela al voto. Favorito ancora una volta il socialismo bolivariano ! Articolo di Luca Bagatin

Il Venezuela si avvia, il 20 maggio prossimo, alla sua ventiquattresima elezione democratica in diciannove anni.
Il favorito nei sondaggi è, con oltre il 50% dei consensi, il socialista Nicolas Maduro, che guida la coalizione chavista del "Gran Polo Patriotico" e attuale Presidente della Repubblica, la cui coalizione ha già stravinto le elezioni amministrative del 15 ottobre scorso.
Maduro, amato dal suo popolo come dimostrano i numerosi i bagni di folla festante nei comizi in giro per il Paese, non è certo amato dalle élite dell'emisfero capitalista dei pianeta, in quanto, coerentemente con le riforme avviate dal suo predecessore Hugo Chavez, ha saputo ridare dignità e sovranità al Paese, in alternativa al governo dell'economia fondato sul profitto.
Maduro, come ha scritto di recente sullo spagnolo "El Pais", ha ricordato come il Venezuela bolivariano sia una democrazia popolare, non classista, alternativa alle élite, la quale ha garantito abitazioni, servizi e scuole pubbliche, nonostante la guerra economica in atto da anni, volta a destabilizzare il Paese ed anche per questo il governo ha risposto attraverso l'introduzione della criptovaluta denominata Petro, sostenuta dal petrolio nazionale prodotto nel Paese.
Gli altri candidati principali in corsa alle Presidenziali venezuelane sono l'ex sindaco di Iribarren e governatore di Lara, Henri Falcon, ex socialista ed ora candidato del cartello elettorale di centrosinistra "Avanzada Progresista", Javier Bertucci, imprenditore e leader religioso evangelico, candidato di "El Cambio" e Reinaldo Quijada, candidato di "Unidad Politica Popular 89", direttore del gruppo editoriale Aporrea, chavista ma critico nei confronti di Maduro, criticando l'introduzione della criptovaluta Petro quale strumento capitalista e ritenendo che l'attuale governo non sia più rivoluzionario ed abbia smesso di costruire il socialismo.

Luca Bagatin

giovedì 10 maggio 2018

Eduard Limonov: un dissidente dalla parte dei deboli. Articolo di Luca Bagatin

Eduard Limonov, al secolo Eduard Veniaminovich Savenko è, per il sottoscritto, il simbolo più fulgido del nostro tempo, così come in passato lo furono Gabriele d'Annunzio e Pier Paolo Pasolini.
Di lui e del suo partito, il Partito Nazionalboscevico, scrissi entusiasticamente già qualche anno fa, definendolo scrittore anti-intellettuale e anti-politico nel senso più positivo del termine.
Oggi ritorno a parlare di Limonov, scrittore e dissidente russo, e non smetterò di farlo nei mesi a venire credo, in quanto il suo ultimo libro - "Zona industriale" - edito da Sandro Teti, è in questi giorni presentato in Italia dallo stesso Limonov, il quale è uscito dal suo Paese natale dopo ben vent'anni.
Eduard Limonov è uno scrittore di 75 anni portati benissimo. Un dissidente integrale, impossibile da inquadrare e che non ama le etichette. E' un nazionalista moderato, un socialista "dalla linea dura", un anticapitalista capace di unire i valori della destra patriottica e della sinistra sociale tipici del Socialismo Russo, che è poi il miglior socialismo originario europeo dell'Ottocento: quello del populismo russo del XIX secolo, quello di Pierre Leroux, di Marx, Engels, Bakunin, Proudhon di cui parlano scrittori queli Michéa e De Benoist.
Limonov è un intellettuale dei nostri tempi senza pretese se non quella di promuovere la sua visione eurasiatica e nazionalbolscevica del mondo. Un autodidatta, ex teppista amante della letteratura e della poesia nell'URSS degli Anni '60, che negli Anni '70 si farà volutamente espellere per approdare negli USA ed ove vivrà di scrittura e di umilissimi lavori, assieme alla ex moglie Elena (che, come segnala anche il suo sito ufficiale web www.tout-sur-limonov.fr, si trovava fra il pubblico romano alla presentazione di "Zona industriale" del 7 maggio scorso).
Negli USA, Limonov, inizierà a frequentare circoli culturali e alla moda e raggiungerà la prima notorietà nel 1979, attraverso il romanzo "Sono io, Edika", uscito postumo in Italia nel 1985 con il provocatorio titolo "Il poeta russo preferisce i grandi negri".
Bisessuale dichiarato, Limonov non smetterà mai di scandalizzare volutamente il pubblico con il suo linguaggio a tratti scurrile, violento, provocatorio, erotico all'estremo, ma anche profondamente sensibile.
La scrittura e la vita di Limonov sono per molti versi state segnate dagli abbandoni sentimentali prima di Elena Schapova e successivamente della cantante Natalia Medveva, che lo sposò negli Anni '80.
Forse anche queste delusioni lo spingeranno a divenire un "poeta soldato", come d'Annunzio, partecipando negli anni '90 alla guerra civile nell'ex Jugoslavia a fianco dei serbi e successivamente tornando in Russia ed organizzando un gruppo di poveri, sbandati, emarginati, punk ed ex punk delusi dal crollo dell'Unione Sovietica e vittime dell'avvento dei liberalismo oligarchico. Quel nucleo di "desperados", nel 1992, prenderà il nome di Fronte Nazionale Boscevico e, nel 1994, di Partito Nazionalbolscevico (PNB) e sarà ispirato alle teorie eurasiatiste del filosofo Aleksandr Dugin ed a quelle culturali e sociali della Nuova Destra di Alain De Benoist, ovvero un'unione fra un programma economico socialista autentico (superamento del capitalismo, giustizia sociale, lavoro collettivo, proprietà in comune) ed una visione nazionale in politica interna in grado di dare priorità allo Stato sull'economia ed una maggiore centralità della Russia in Europa.
Limonov, Dugin ed il cantante e chitarrista punk rock Egor Letov saranno dunque i maggiori animatori del PNB e del suo giornale controculturale "Limonka" ("Granata") e riusciranno via via ad aggiudicarsi le simpatie dei nazionalisti e dei comunisti delusi dall'avvento di Eltsin al potere e della conseguente distruzione della Russia in favore degli oligarchi e delle politiche globaliste e imperialiste degli USA e della NATO.
Il Partito Nazionalbolscevico sarà successivamente, con l'avvento di Vladimir Putin al governo, il maggior oppositore di quest'ultimo, al punto da ricevere il plauso sia di Elena Bonner, vedova del dissidente Andrej Sacharov, che della giornalista Anna Politkovskaja, la quale definirà i Nazbol dei "giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese".
Giovani coraggiosi e dissidenti al punto che il PNB sarà l'unico partito in Russia ad essere messo fuorilegge nel 2007 e molti dei suoi componenti saranno arrestati, fra cui lo stesso Limonov nel 2001 accusato di un inesistente traffico d'armi e ciò gli costerà ben due anni di carcere. E' in questi anni che scriverà altri dei suoi romanzi fra cui il "Libro dell'acqua", "Diario di un fallito" ed in particolare "Il trionfo della metafisica - memorie di uno scrittore in prigione".
Il suo ultimo libro, "Zona industriale", oltre a parlare della sua avventurosa vita, racconta anche dell'incontro con un ratto bianco femmina che gli ricorda gli ex compagni di cella e che egli decide di chiamare Krys, la quale odora di bucato appena tirato fuori dalla lavatrice in quanto ama mangiare il sapone. Le pagine dedicate a Krys sono forse le più tenere scritte da un autore che, sotto la scorza del "duro" ha un vero animo sensibile, che pur nella sua gioventù ha voluto nascondere.
Limonov ha vissuto sino al 2005 con Krys, morta un anno dopo suo padre e tre anni prima di sua madre, nel piccolo e umido appartamento moscovita dove lo scrittore vive, nella zona industriale Siry.
Limonov non si è infatti mai arricchito ed ha sempre odiato la ricchezza, nonostante abbia frequentato ambienti alla moda e la sua ultima moglie sia stata l'attrice Ekaterina Volkova, dalla quale ha avuto due bellissimi figli.
Eduard Limonov, divenuto famoso in Occidente negli ultimi anni grazie alla biografia romanzata scritta da Emmanuel Carrère, pubblicata in Italia da Alelphi, nella quale purtuttavia egli non si riconosce mimimamente, non ha comunque mai smesso di fare politica, divenendo, assieme ad Aleksandr Dugin (con il quale ha politicamente rotto, ma con il quale mantiene comunque una visione politica simile), Alain De Benoist, Jean-Claude Michéa e la rivista francese socialista rivoluzionaria "Rébellion", punto di riferimento di una galassia politico intellettuale vasta e che sempre più affascina le nuove generazioni. Una galassia oltre la destra e la sinistra, in grado di abbracciare: suggestioni eurasiatiche; un'alternativa sociale ad una Europa e ad un mondo unipolare oligarchico-liberale; un ritorno al socialismo autentico ed originario, che è populismo nel senso autentico ed originario del termine, ovvero politica di popolo e per il popolo.
Non a caso Limonov si definisce un "dissidente dalla parte dei ribelli e dei deboli" e ricorda come in Russia, mentre lui è stato condannato a quattro anni di carcere di cui due scontati interamente (è uscito anticipatamente per buona condotta), il cosiddetto dissidente filo-occidentale Navalny è stato condannato al massimo a quindici giorni.
Oggi Limonov, che non ha mai lesinato critiche anche agli Stati Uniti d'America ed alla loro assurda pretesa di destabilizzare il mondo, ritiene che quello di Putin sia un potere assolutista, ma attualmente senza alternative e che in realtà la Russia sia governata da trenta famiglie. Ad ogni modo, nonostante al Partito Nazionalbolscevico sia impedito presentarsi alle elezioni (anni fa riuscirono a presentarsi in una composita alleanza unita da elementi liberali, socialisti, nazionalisti e comunisti denominata "L'Altra Russia", ma ottenendo pochi consensi), militanti nazionalbolscevichi rimangono comunque attivi in ogni parte dell'ex URSS, come ad esempio nella guerra in Ucraina a sostegno dei ribelli del Donbass contro i nazionalisti Ucraini. Qui i nazionalbloscevichi sono coordinati fra l'altro da Zachar Prilepin, anch'egli grandissimo scrittore e dissidente, che in Italia ha pubblicato con Voland bellissimi romanzi di storie e vite di periferia della Russia post-sovietica.
Negli ultimi anni, Limonov, è stato fermato diverse volte per manifestazioni non autorizzate contro il Cremlino e temeva che ciò gli impedisse di essere presente in Italia, in questo periodo, per le presentazioni del suo libro organizzate da Sandro Teti e che lo vedranno protagonista anche al Salone del Libro di Torino.
Limonov sembra dunque una figura in bilico, scrivevo all'inizio dell'articolo, fra d'Annunzio e Pasolini. Fra il "poeta soldato", l'esteta rivoluzionario innamorato della sua idea ed al contempo dell'emancipazione degli oppressi ed il poeta di vita, di strada, l'intellettuale dissidente.
Limonov non è un intellettuale da salotto, questo è certo. E' un autodidatta, antiborghese, anticonformista, anarcoide, socialista autentico.
Ultimo ma non ultimo dei rivoluzionari del momento presente nel quale viviamo. Il momento che De Benoist ha definito, giustamente, "momento populista" nel senso più positivo del termine: quello del riscatto dei poveri, dei popoli, degli opporessi da ogni oligarchia.

Luca Bagatin