venerdì 13 gennaio 2017

Oltre la modernità. Per un ritorno alla Civiltà. Articolo di Luca Bagatin

Il progresso, fondato sul materialismo, è quello che chiamo vero regresso.
L'essere umano sembra aver dimenticato di essere parte della natura ed ha finito per soggiogarla per i suoi capricci e biechi interessi egoistici. Egli ha distrutto interi ecosistemi e sterminato, nei secoli, i suoi simili.
Personalmente sono antimodernista e antiprogressista, ovvero sono per il rilancio di un rinnovato rapporto uomo-natura e per un ritorno all'antico Paradiso perduto. Perduto "grazie" all'antropocentrismo ed all'egoismo umano.
Penso che una società che sdogana e ammette il materialismo, il lusso, la ricchezza, sia una società sconfitta in partenza e destinata alla barbarie. Una società ove la coscienza spirituale è annichilita, l'ignoranza prevale e così la decadenza dei costumi. Una società che vive nell'epoca che gli antichi Veda chiamano, infatti, il Kali Yuga o Età del Ferro, ovvero l'era nella quale siamo immersi tutt'oggi.
Frugalità, disciplina, autodisciplina e spiritualità possono essere le basi per raggiungere consapevolezza di sé, degli altri e quindi libertà dai condizionamenti. Spogliarsi dalle ricchiezze, poi, come fece San Francesco d'Assisi e come da sempre fanno i Rishi e gli Yogin vedici, permetterebbe alla coscienza spirituale dell'essere umano di evolvere, molto più che la mera beneficenza, che serve solo a pulire – transitoriamente - la coscienza del ricco. L'essere umano moderno o, meglio, postmoderno, dovrebbe investire molto nella sua educazione morale e spirituale, ma attualmente investe troppo poco o nulla in essa, perdendosi in tecnologie e caricandosi di lavoro (peggio ancora sfruttando il prossimo), al solo scopo di arricchirsi di beni materiali initili. Dimenticando che presto o tardi anche lui morirà e così chi gli sta accanto e dunque quei beni materiali non gli serviranno a nulla.


Le più Antiche Civiltà della Terra, attraverso la conoscenza spirituale e la teosofia, possedevano tecnologie mille volte più potenti di quelle attuali e vivevano in pace, armonia, amore universale con tutti gli esseri della Madre Terra, così come è scritto negli antichi Veda e in tutti i testi gnostici più sacri.
Abbiamo molto da imparare dai nostri Antenati.


Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 11 gennaio 2017

La lotta al capitalismo secondo il filosofo orwelliano Jean-Claude Michéa

Se vogliamo davvero riunire la stragrande maggioranza delle classi popolari attorno ad un programma di smantellamento graduale del sistema capitalistico (e non semplicemente aumentare i suoi privilegi elettorali), è imperativo iniziare mettendo in discussione le divisioni basate sul vecchio sistema fondato sul tema “fede cieca nell'idea di progresso”, i cui presupposti filosofici sono sempre più paralizzanti (tipo "partito del domani" – quello della Silicon Valley - contro il "partito di ieri" - quello dell'agricoltura contadina o della cultura dei libri) e continuano ad essere forniti da più di trenta anni dalla sinistra europea, che tenta così di dissumulare la sua piena riconciliazione con il capitalismo, con il pretesto di una lotta permanete del “cittadino” contro tutte le idee “reazionarie” e “tradizionaliste”.
 
(Jean-Claude Michéa) 

Brevi appunti sulla democrazia diretta. Di Luca Bagatin

La democrazia diretta non dovrebbe farsi né nei parlamenti né in rete, ma nelle piazze, in appositi comitati popolari aperti a tutti, guardandosi negli occhi e TUTTI dovrebbero avere la possibilità di concorrere alle decisioni.
Il resto è solo delega in bianco elettoralistica e mediaticità internettico onanistico modernista.



L'unica democrazia possibile è quella DIRETTA, aperta a tutti e fatta in appositi comitati popolari: nei quartieri, nelle piazze, nei paesi, nelle città, ove tutti si guardano neglio occhi e decidono. Anche con tutta la calma che serve a prendere le decisioni comuni e comunitarie.

Luca Bagatin presenta i "mille volti di Lidia Laudani" per la rivista d'arte e spettacolo "Miraflores"

sabato 7 gennaio 2017

Per il ritorno al Socialismo rivoluzionario e autogestionario, contro la globalizzazione e per l'autogoverno. Articolo di Luca Bagatin

Il mese scorso scrivemmo di come il 2016 si stesse chiudendo con le richieste della gran parte dei popoli d'Europa e Stati Uniti d'America, di maggiori politiche in favore del popolo, di sovranità e di autodeterminazione.
Questo ciò che è stato possibile rilevare relativamente al risultato del referendum sulla Brexit, alle proteste francesi relative alla deregolamentazione del lavoro attraverso la Loi Travial ed alla vittoria alle primarie dei repubblicani francesi del candidato avverso al globalista Sarkozy, oltre che la non presentazione alle elezioni presidenziali francesi del globalista Hollande; alla vittoria di Trump alle elezioni presidenziali USA ed alla vittoria dei NO al referendum costituzionale in Italia.
Donald Trump, negli USA, ha già annunciato il ritiro del Grande Mercato Transatlantico (TTIP), che avrebbe inglobato l'Europa al mercato statunitense, con immensi svantaggi per i mercati europei, per le produzioni locali, per i diritti dei lavoratori e per la tutela dell'ambiente. Inoltre Trump ha annunciato una dura lotta alle imprese che delocalizzano ed anche questa misura sembra davvero finalmente prendere in considerazione il mercato interno e la necessità di privilegiare le produzioni locali ed i lavoratori autoctoni ed i loro diritti, evitando peraltro di sfruttare altrove manodopera a basso costo e magari senza tutele sindacali.
Ecco dunque come il tanto demonizzato Trump che, per quanto sia un ricco magnate del quale non ci fidiamo per questo totalmente, appaia al momento come il paladino di quella che potrebbe essere definita la “sinistra del lavoro” (o, meglio, socialismo delle origini), contrapposta alla “sinistra del capitale”, fighetta e liberal dei Roosevelt, dei Kennedy, dei Clinton, degli Obama ed in Europa dei Blair, degli Hollande, dei Prodi e dei Renzi.
In Europa, allo stesso tempo, anche Marine Le Pen ed il suo Front National, abbandonate le vecchie ricette liberiste di Le Pen padre, appaiono molto più disposti ad accogliere e promuovere misure sociali e di autarchia economica, contrapponendosi alla globalizzazione portata avanti, in Francia, sia dalla destra che dalla sinistra ed a tutto svantaggio dei poveri, dei lavoratori e dei diseredati.
Detto ciò ci viene in mente un grande statista socialista, l'ultimo che l'Europa abbia conosciuto e di cui ricorre a giorni il diciassettesimo anniversario della morte: Bettino Craxi.
Bettino Craxi, erede della tradizione socialista originaria di Proudhon, Pierre Leroux, Garibaldi e della Comune di Parigi dalla quale mutuerà il simbolo del garofano rosso, attuerà e proporrà politiche di rilancio del Made in Italy e della sovranità nazionale; avvierà un dialogo costruttivo con i Paesi mediterranei e arabi di matrice laico-socialista; si contrapporrà, quando necessario, allo strapotere ed alle ingerenze degli Stati Uniti d'America in Italia; si opporrà alle privatizzazioni slevagge; rimarrà ancorato all'anticomunismo, rafforzando comunque i legami con il socialismo latinoamericano che, nel corso degli Anni '90, sarà l'embrione di quel Socialismo del XXI secolo che ha dato vita alla rinascita di quel continente, pur oggi osteggiata dalle élite.
E saranno proprio quelle élite economico-finanziarie che, con il concorso della “sinistra del capitale”, contribuiranno alla caduta di Craxi ed al suo esilio forzato.
Bettino Craxi, per molti versi, può essere paragonato ad un altro grande statista: Charles De Gaulle. Presidente francese ricordato per aver rimpatriato le riserve auree, condannato le politiche israeliane in Palestina e quelle statunitensi in Vietnam, aver fatto uscire la Francia dalla NATO e consolidato il sistema del welfare. Celebre peraltro la sua frase: “Odio i socialisti perché non sono socialisti, mentre odio i miei perché amano troppo il danaro”.
Craxi e De Gaulle, due grandi statisti che – pur formalmente schierati l'uno a sinistra e l'altro a destra dell'agone politico – hanno saputo andare oltre le ideologie e gli steccati, ovvero oltre la destra e la sinistra, recuperando ideali popolari, populisti nel senso positivo del termine e repubblicani e socialisti originari.
Come ricorda infatti il filosofo francese Jean-Claude Michéa nei suoi saggi, il socialismo non è né sarà mai di sinistra né di destra, ovvero non sarà mai borghese e capitalista, ma sarà sempre dalla parte del popolo, per l'autonomia, l'autogestione, l'antimperialismo e la democrazia autentica e diretta.
Aspetti che i socialisti europei di oggi, ormai trasformatisi in liberali, indistintamente “progressisti”, “cosmopoliti”, hanno completamente dimenticato, proponendo e riproponendo ricette di illusoria redistribuzione della ricchezza (anziché proporre una seria liberazione dalla schiavitù del lavoro e del salario); di deregulation del mercato del lavoro (anziché garantire la stabilità lavorativa ed economica per tutti, come dovrebbe essere in una società di liberi, eguali ed emancipati) e di libertà utili solo ai ricchi, alle imprese ed alla borghesia benestante, anziché proporre e promuovere l'uscita progressiva dal sistema capitalista e l'autogestione delle imprese e dell'attività politica, attraverso assemblee e comitati popolari aperti a tutti.
In questo senso, dunque, o il socialismo è rivoluzionario e libertario o è liberal-capitalismo. O torna a Pierre Leroux, Proudhon, Bakunin, Sorel, Garibaldi e Mazzini e riprende le prospettive di Bettino Craxi, ma anche di Juan Domingo Peron, Hugo Chavez, Evo Morales, Rafael Correa, i coniugi Kirchner, José Pepe Mujica e altri e dei pensatori contemporanei quali Michéa, Alain De Benoist, Eduard Limonov e Serge Latouche, oppure rimarrà al servizio della “sinistra del capitale” e del Re di Prussia, ovvero della schiavitù del lavoro e del salario e della “delega elettorale in bianco”, senza permettere ai cittadini di co-gestire sia la propria attività che trarne la propria stabilità economica, senza sfruttare il prossimo e autogovernandosi.
Il questo senso occorre porsi in un'ottica libera dall'interesse egoistico e dunque dal danaro, al fine di tornare ad una società ove si produce per consumare e non si consuma per produrre e quindi per lucrare – egoisticamente - sulla merce e sul lavoro. Ovvero occorre puntare ad un sistema fondato sul baratto e sul dono reciproco, nel rispetto massimo della natura e dell'ambiente, oltre che dell'essere umano.
Queste potrebbero essere alcune possibili prospettive per costruire una Civiltà (dell'Amore !) degna di questo nome, che tenda alla libertà dal bisogno, alla comunanza di tutti gli esseri viventi all'interno della propria comunità d'origine, alla liberazione dal giogo della schiavitù e dell'interesse egoistico, così come si svilupparono le più Antiche Civiltà della Terra, a partire da quelle matriarcali.

Luca Bagatin

domenica 1 gennaio 2017

Buon Anno nello spirito (e nell'anima) di Evita Peron !



Che ci sia una sola classe: quelli che lavorano;
Che siano tutti per uno e uno per tutti;
Che non esista alcun privilegio che quello dei bambini;
Che nessuno si senta più di quel che è né meno di ciò che può essere;
Che i governi delle nazioni facciano ciò che i popoli chiedono;
Che ogni giorno gli uomini siano meno poveri;
Che tutti possiamo essere artefici del destino comune.

(Evita Peron, messaggio di Natale e di Anno Nuovo 1951)


giovedì 29 dicembre 2016

Per un 2017 d'Amore e Libertà, ovvero libero dal consumismo, dal capitalismo, dalla violenza e dal possesso. Riflessioni di Luca Bagatin

Nell'epoca del rumore, della decadenza e del consumismo capitalistico, i botti di capodanno sembrano essere l'ennesimo eccesso antropocentrico dannoso per cose, persone e animali.
Proibirli e limitarne l'uso è solo buonsenso, al fine di garantire sereni festeggiamenti per tutti.


John Lennon immaginava un mondo libero dal possesso e dalla religione. Un mondo in cui nessuno uccidesse e tutti vivessero in pace. La sua canzone - “Imagine” - è diventata celebre in tutto il mondo, ma nessuno ne ha compreso né attuato il significato. Purtroppo.

Non mi stupisce che gli ex comunisti (vedi il Ministro italiano Poletti) ed i sedicenti socialisti (alla Blair, alla Hollande ed alla Valls, per intenderci), una volta al governo, abbiano attuato le peggiori politiche liberal-capitaliste a svantaggio dei lavoratori e dei poveri.
Il progressismo liberal, rappresentante della borghesia, ha sempre disprezzato i poveri e non li ha mai ascoltati, tanto quanto il conservatorismo aristocratico della destra.
I socialisti, gli anarchici ed i repubblicani mazziniani e garibaldini delle origini, diversamente, lungi dall'appartenere ad uno schieramento predefinito, si sono storicamente sempre contrapposti tanto al conservatorismo aristocratico della destra che alla concezione liberal-borghese della sinistra. Come giustamente ricordano gli intellettuali francesi Jean-Claude Michéa ed Alain De Benoist, non a caso spesso oscurati dai media “mainstream”.
Sarebbe bene ricordarlo.