sabato 23 settembre 2017

Across The Universe. Riflessioni anticapitaliste e democratiche

Il problema non è tanto l'esistenza dell'euro quale moneta di pagamento, bensì il fatto che esista una moneta di pagamento.
Il problema è, in sostanza, il capitalismo ed il suo sistema monetario.
(Luca Bagatin)

Sono contrarissimo ad ogni tipo di governabilità. Sono per l'autogoverno e l'autogestione. Ovvero il cittadino si governa da sè e se il politico deve per forza esistere deve eseguire ciò che il cittadino gli chiede. Senza intromettersi nelle decisioni popolari.
(Luca Bagatin)

Per evitare il confronto argomentato cosa ti dicono ? Che sei confuso , che farnetichi, che sei innamorato delle tue idee ecc...
In realtà basta argomentare e approfondire.
Ma spesso non lo si fa, prendendo per oro colato tutte le assurdità che raccontano media e politici.
(Luca Bagatin)

Mi chiedo se i dirittumanisti di destra e sinistra si siano finalmente pentiti di aver sostenuto i Colpi di Stato passati alla Storia con il ridicolo nome di Primavere Arabe, utili unicamente e ad aver abbattuto governi laici, socialisti e anti islamisti.
(Luca Bagatin)

Baschi e Catalani se vogliono l'indipendenza hanno il diritto di averla.

Un governo che non ascolta ciò che il popolo chiede non può dirsi democratico. 

(Luca Bagatin)
Sacrificarsi. Dare. Dare, senza attendersi nulla in cambio. Donare, non per dovere, ma spinti dalla convinzione che colui che dà è sempre più ricco di colui che riceve – e che ha l’onere di donare a sua volta. È questo, in fondo, l’unico grande principio etico. Tutto il resto deriva da qui.
(Alain De Benoist)


lunedì 18 settembre 2017

Il vero fascismo e quindi il vero antifascismo nelle parole di Pier Paolo Pasolini

"Mi chiedo, caro Alberto, se questo antifascismo rabbioso che viene sfogato nelle piazze oggi a fascismo finito, non sia in fondo un’arma di distrazione che la classe dominante usa su studenti e lavoratori per vincolare il dissenso. Spingere le masse a combattere un nemico inesistente mentre il consumismo moderno striscia, si insinua e logora la società già moribonda”.
(Pier Paolo Pasolini ad Alberto Moravia, 1973)
«Che cosa è la cultura di una nazione? Correntemente si crede, anche da parte di persone colte, che essa sia la cultura degli scienziati, dei politici, dei professori, dei letterati, dei cineasti ecc.: cioè che essa sia la cultura dell'intelligencia. Invece non è così. E non è neanche la cultura della classe dominante, che, appunto, attraverso la lotta di classe, cerca di imporla almeno formalmente. Non è infine neanche la cultura della classe dominata, cioè la cultura popolare degli operai e dei contadini. La cultura di una nazione è l'insieme di tutte queste culture di classe: è la media di esse. E sarebbe dunque astratta se non fosse riconoscibile - o, per dir meglio, visibile - nel vissuto e nell' esistenziale, e se non avesse di conseguenza una dimensione pratica. Per molti secoli, in Italia, queste culture sono stato distinguibili anche se storicamente unificate. Oggi - quasi di colpo, in una specie di Avvento - distinzione e unificazione storica hanno ceduto il posto a una omologazione che realizza quasi miracolosamente il sogno interclassista del vecchio Potere. A cosa è dovuta tale omologazione? Evidentemente a un nuovo Potere. Conosco, anche perché le vedo e le vivo, alcune caratteristiche di questo nuovo Potere ancora senza volto: per esempio il suo rifiuto del vecchio sanfedismo e del vecchio clericalismo, la sua decisione di abbandonare la Chiesa, la sua determinazione (coronata da successo) di trasformare contadini e sottoproletari in piccoli borghesi, e soprattutto la sua smania, per così dire cosmica, di attuare fino in fondo lo "Sviluppo": produrre e consumare.
L'identikit di questo volto ancora bianco del nuovo Potere attribuisce vagamente ad esso dei tratti "moderati", dovuti alla tolleranza e a una ideologia edonistica perfettamente autosufficiente; ma anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi: la tolleranza è infatti falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore; e quanto all'edonismo, esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tutto con una spietatezza che la storia non ha mai conosciuto. Dunque questo nuovo Potere è in realtà - se proprio vogliamo conservare la vecchia terminologia - una forma "totale" di fascismo. Ma questo Potere ha anche "omologato" culturalmente l'Italia: si tratta dunque di un'omologazione repressiva, pur se ottenuta attraverso l'imposizione dell'edonismo e della joie de vivre. il nuovo fascismo non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l'omologazione brutalmente totalitaria del mondo.
(Pier Paolo Pasolini, Il Corriere della Sera del 24 giugno 1974) 

"Il fascismo degli antifascisti" di Pier Paolo Pasolini, Il Corriere della Sera del 16 luglio 1974
Marco Pannella è a più di settanta giorni di digiuno: è giunto allo stremo; i medici cominciano a essere veramente preoccupati e, più ancora, spaventati. D'altra parte non si vede la minima possibilità oggettiva che qualcosa di nuovo intervenga a consentire a Pannella di interrompere questo suo digiuno che può ormai divenire mortale (va aggiunto poi che un'altra quarantina di suoi compagni si sono man mano associati con lui a digiunare). Nessuno dei rappresentanti del potere parlamentare (quindi sia del governo che dell'opposizione) sembra, neanche minimamente, disposto a «compromettersi» con Pannella e i suoi compagni. La volgarità del realismo politico sembra non poter trovare alcun punto di connessione col candore di Pannella, e quindi la possibilità di esorcizzare e inglobare il suo scandalo. Il disprezzo teologico lo circonda. Da una parte Berlinguer e il cc del pci; dall'altra i vecchi potenti democristiani. Quanto al Vaticano è molto tempo ormai che lì i cattolici si sono dimenticati di essere cristiani. Tutto ciò non meraviglia, e vedremo il perché. Ma a cogliere il messaggio di Pannella sono renitenti, scettici e vilmente evasivi anche i «minori» (cioè quelli che hanno «minore potere»): per esempio i cosiddetti «cattolici del no»; oppure i progressisti più liberi (che intervengono in appoggio di Pannella solo in quanto «singoli», non mai come rappresentanti di partiti o gruppi). Ora, ti meraviglierai profondamente, lettore, nel conoscere le iniziali ragioni per cui Pannella e altre decine di persone hanno dovuto adottare questa estrema arma del digiuno, in tale stato di disinteresse, abbandono, disprezzo. Nessuno infatti «ti ha informato», fin da principio e con un minimo di chiarezza e di tempestività, di tali ragioni: e certamente, vista la situazione che ti ho qui delineato, immaginerai chissà quali scandalose enormità. Invece, eccole: «1) la garanzia che fosse concesso dalla rai-tv un quarto d'ora di trasmissione alla lid e un quarto d'ora a Don Franzoni; 2) la garanzia che il presidente della Repubblica concedesse un'udienza pubblica ai rappresentanti della lid e del Partito Radicale, che l'avevano inutilmente richiesta e sollecitata da oltre un mese; 3) la garanzia che fosse presa in considerazione dalla commissione sanità della Camera la proposta di legge socialista sulla legalizzazione dell'aborto; 4) la garanzia che la proprietà del «Messaggero» assicurasse non una generica fedeltà ai principi laici del giornale, ma l'informazione laica e in particolare il diritto all'informazione delle minoranze laiche.» Si tratta, come vedi, di una richiesta di garanzie di normalissima vita democratica. La loro «purezza» di principio non esclude stavolta la loro perfetta attuabilità. Vista, ripeto, la totale mancanza di informazione in cui «tutta» la stampa italiana ti ha lasciato in proposito di Pannella e del suo movimento, non ci sarebbe da meravigliarsi se tu pensassi che questo Pannella sia un mostro. Mettiamo una specie di Fumagalli. Le cui richieste siano «comunque» e «aprioristicamente» da non prendere in considerazione. Ebbene, tanto per cominciare ti dirò che, secondo il principio democratico cui Pannella non deroga mai, lo stesso Fumagalli, che ho nominato pour cause, avrebbe diritto di essere preso in considerazione nel caso che avanzasse richieste del genere «formale» di quelle avanzate dai radicali. Il rispetto per la persona- per la sua configurazione profonda alla quale un sentimento della libertà la cui formalità sia intesa come sostanziale, permette di articolarsi ed esprimersi a un livello per così dire «sacralizzato» da una ragione laica, rispetto anche alle più degradate idee politiche concrete - è per Pannella il primum di ogni teoria e di ogni prassi politica. In questo consiste il suo essere scandaloso. Uno scandalo inintegrabile, proprio perché il suo principio, sia pure in termini schematici e popolari, è sancito dalla costituzione. Questo principio politico assolutamente democratico è attualizzato da Pannella attraverso l'ideologia della non-violenza. Ma non è tanto la non-violenza fisica che conta (essa può anche essere messa in discussione): quella che conta è la non-violenza morale: ossia la totale, assoluta, inderogabile mancanza di ogni moralismo. («Sosteniamo che è morale quel che appare a ciascuno.») E' tale forma di non-violenza (che ripudia anche se stessa come moralistica) che porta Pannella e i radicali all'altro scandalo: l'assoluto rifiuto di ogni forma di potere e la conseguente condanna («non credo al potere, e ripudio perfino la fantasia se minaccia d'occuparlo»). Frutto dell'assoluta e quasi ascetica purezza di questi principi, che si potrebbero definire «metapolitici», è una straordinaria limpidezza dello sguardo posato sulle cose e sui fatti: esso infatti non incontra né l'oscurità involontaria dei pregiudizi né quella voluta dei compromessi. Tutto è luce e ragione intorno a tale sguardo, che dunque, avendo come oggetto le cose e i fatti storici e concreti e il conseguente giudizio su di essi - finisce col creare - le premesse dell'inaccettabilità scandalosa, da parte della gente-bene, della politica radicale («lungo l'antifascismo della linea Parri-Sofri si snoda da vent'anni la litania della gente-bene della nostra politica»; «...dove sono mai i fascisti se non al potere e al governo? sono i Moro, i Fanfani, i Rumor, i Pastore, i Gronchi, i Segni e - perché no? - i Tanassi, i Cariglia, e magari i Saragat, i La Malfa. Contro la politica di costoro, lo capisco, si può e si deve essere antifascisti...»). Ecco, a questo punto, suppongo, caro lettore, che ti sia chiaro lo «scandalo» Pannella; ma suppongo anche che tu sia tentato di considerare nel tempo stesso tale scandalo come donchisciottesco e verbale. Che la posizione di questi militanti radicali (la non-violenza, il rifiuto di ogni forma di potere e così via) sia ingiallita come quella del pacifismo, della contestazione, eccetera, e che infine il loro sia mero velleitarismo, che sarebbe addirittura santo e santificabile, se le loro condanne e le loro proposte non fossero così circostanziate e così dirette ad personam. Invece le cose non stanno affatto così. I loro principi per così dire «metapolitici» hanno condotto i radicali a una prassi politica di un assoluto realismo. E non è per tali principi «scandalosi» che il mondo del potere - governo e opposizione - ignora, reprime, esclude Pannella, fino al punto di fare, eventualmente, del suo amore per la vita un assassinio: ma è appunto per la sua prassi politica realistica. Infatti è il Partito Radicale, la lid (e il loro leader Marco Pannella) che sono i reali vincitori del referendum del 12 maggio. Ed è per l'appunto questo che non viene loro perdonato «da nessuno». Essi sono stati i soli ad accettare la sfida del referendum e a volerlo, sicuri della schiacciante vittoria: previsione che era il risultato fatalmente concomitante di un «principio» democratico inderogabile (anche a rischio della sconfitta) e di una «realistica analisi» della vera volontà delle nuove masse italiane. Non è dunque, ripeto, un principio democratico astratto (diritto di decisione dal basso e rifiuto di ogni atteggiamento paternalistico), ma un'analisi realistica, che è attualmente l'imperdonabile colpa del pr e della lid. Anziché essere ricevuti e complimentati dal primo cittadino della Repubblica, in omaggio alla volontà del popolo italiano, volontà da essi prevista, Pannella e i suoi compagni vengono ricusati come intoccabili. Invece che apparire come protagonisti sullo schermo della televisione, non gli si concede nemmeno un miserabile quarto d'ora di «tribuna libera». Certo il Vaticano e Fanfani, i grandi sconfitti del referendum, non potranno mai ammettere che Pannella, semplicemente «esista». Ma neanche Berlinguer e il pci, gli altri sconfitti del referendum, potranno mai ammettere una simile esistenza. Pannella viene dunque «abrogato» dalla coscienza e dalla vita pubblica italiana. A questo punto la vicenda si conclude con un interrogativo. La possibilità di digiunare di Pannella ha un limite organico drammatico. E niente lascia presumere ch'egli voglia abbandonare. Cosa stanno facendo gli uomini o i gruppi di potere in grado di decidere della sua sorte? Fino a che punto arriverà il loro cinismo, la loro impotenza o il loro calcolo? Non gioca poi certo a favore della sorte di Pannella il fatto che essi a questo punto abbiano ben poco da perdere, il loro unico problema essendo, ora, salvare il salvabile, e prima di tutto se stessi. La realtà gli si è voltata repentinamente contro; la barca vaticana, dentro la quale contavano di condurre a termine al sicuro l'intera traversata del pelago della loro vita, minaccia seriamente di affondare; le masse italiane sono nauseate di loro, e si son fatte, sia pure ancora esistenzialmente, portatrici di valori con cui essi hanno creduto di scherzare, e che invece si sono rivelati i veri valori, tali da vanificare i grandi valori del passato, e da trascinare in una sola rovina fascisti e antifascisti (di oggi). Anche il minimo che poteva essere loro richiesto, cioè una certa capacità di amministrare, si rivela una atroce illusione: illusione di cui gli italiani dovranno ben accorgersi, perché - come i valori del consumo e del benessere - dovranno viverla «nel proprio corpo». Sono le sinistre che devono intervenire. Ma non si tratta di salvare la vita di Pannella. E tantomeno di salvargliela facendo in modo che le quattro piccole «garanzie» che egli chiedeva e le altre che ora si sono aggiunte, vengano prese in considerazione. Si tratta di prendere in considerazione l'esistenza di Pannella, del pr e della
lid. E la circostanza vuole che l'esistenza di Pannella, del pr e della lid coincidano con un pensiero e una volontà di azione di portata storica e decisiva. Che coincidano cioè con la presa di coscienza di una nuova realtà del nostro paese e di una nuova qualità di vita delle masse, che è finora sfuggita sia al potere che all'opposizione. Pannella, il pr e la lid hanno preso coscienza di questo con totale ottimismo, con vitalità, con ascetica volontà di andare fino in fondo: ottimismo forse relativo o almeno drammatico per quanto riguarda gli uomini, ma incrollabile per quanto riguarda i principi (non visti come astratti né moralistici). Essi propongono otto nuovi referendum (riuniti praticamente in uno solo): e lo propongono ormai da anni, in una cosciente sfida a quello proposto dalla destra clericale (e finito con la più grande vittoria democratica della recente storia italiana). Sono questi otto referendum (abrogazione del Concordato fra Stato e Chiesa, degli annullamenti ecclesiastici, dei codici militari, delle norme contro la libertà di stampa e contro la libertà di informazione televisiva, delle norme fasciste e parafasciste del codice, tra cui quelle contro l'aborto, e infine l'abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti), sono questi otto referendum che stanno a dimostrare, in quanto ideazione concreta e progetto di lotta politica, la visione realistica di Pannella, del pr e della lid. Sfidare il vecchio mondo politico italiano su questo punto e batterlo è l'unico modo per imprimere una decisiva svolta pratica alla situazione in cui l'Italia è precipitata, oltre a essere oggi l'unico atto rivoluzionario possibile. Ma questo è contro troppi miserabili interessi di uomini e partiti, ed è questo che sta pagando Pannella di persona. Nella vita pubblica ci sono dei momenti tragici, o peggio ancora, seri, in cui bisogna trovare la forza di giocare. Non resta altra soluzione. Dallo stile epistolare passerei qui dunque, caro lettore, a quello del volantinaggio, allo scopo di suggerirti il modo di non commettere, in questa circostanza, quello che i cattolici chiamano peccato di omissione, o, comunque, allo scopo di spingerti a fare il gioco, vitale, di chi decide di compiere un gesto «responsabile». Tu potresti decisamente intervenire nel rapporto, a quanto pare, insolubile, tra l'intransigenza democratica di Pannella e l'impotenza del Potere, inviando un telegramma o un biglietto di «protesta» ai seguenti indirizzi. 1) Segreterie Nazionali dei Partiti (escluso, s'intende, il msi e affini), 2) Presidenza della Camera e del Senato.

¿Dónde está Santiago Maldonado? / Dove si trova Santiago Maldonado ?

"Todos Somos Venezuela": dialogo mondiale per la pace, la sovranità e la democrazia bolivariana. Articolo tratto da TeleSur e l'Antidiplomatico



Circa 197 delegati internazionali provenienti dai cinque continenti del mondo si riuniscono da oggi presso il Teatro Teresa Carreño di Caracas, capitale del Venezuela, con l’obiettivo di dialogare in favore della pace nel paese sudamericano.
Per l’iniziativa ‘Todos Somos Venezuela’: dialogo mondiale per la pace, la sovranità e la democrazia bolivariana, che si terrà fino al prossimo 19 settembre, dove sarà approvato un piano internazionale di azione di solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana.
Questa giornata mondiale si svilupperà in due fasi. Tra il 16 e il 17 si insedieranno cinque tavoli di lavoro che culmineranno nella Dichiarazione dei Popoli in Difesa della Rivoluzione Bolivariana (Dichiarazione di Caracas).
Nei tavoli di lavoro saranno dibattuti temi che riguardano la difesa della sovranità e la pace, la lotta contro la guerra, l’imperialismo, il suprematismo razziale, la controrivoluzione finanziaria globale e i diritti della madre terra.
Nei giorni 18 e 19 gli invitati internazionali conosceranno alcune esperienze del processo rivoluzionario venezuelano, con visite presso urbanizzazioni della Gran Misión Vivienda Venezuela (GMVV) e incontri con realtà produttive.
In questi due giorni saranno inoltre organizzati dei forum sulla difesa integrale della nazione, l'unione civico-militare e l'antimperialismo. Le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti contro la nazione sudamericana saranno uno degli argomenti da discutere.
Il presidente venezuelano Nicolás Maduro, che ha convocato i popoli a prendere parte a questa giornata internazionale il 20 agosto, ha ribadito il suo invito alla vigilia.
«Invito tutto il popolo, il movimento popolare, i movimenti di opinione, gli intellettuali venezuelani, i movimenti sociali del Venezuela, i movimenti politici, i partiti del Gran Polo Patriottico a questa giornata mondiale che si sta per sviluppare a Caracas per il dialogo mondiale per la pace, la sovranità e la democrazia bolivariana del Venezuela», ha esortato.
Nelle riunioni preparatorie della giornata internazionale hanno preso parte, tra gli altri, il Movimento Patria Grande dell’Argentina, il Movimento dei Lavoratori Sin Tierra del Brasile, i Circoli Bolivariani di New York, il Movimento dei Poveri degli Stati Uniti, la France Insoumise e il Frente Amplio dell’Uruguay.
«La consegna è una sola: Todos Somos Venezuela e ci saranno una serie di iniziative a livello di reti sociali (…) in vari idiomi ci saranno campagne mondiali, un gran dialogo perché il Venezuela ha diritto a difendersi e ha chi lo difende qui e nel mondo intero», ha sottolineato il presidente.

(Traduzione dallo spagnolo per l'AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)

(Manifestazione a sostegno del Venezuela in Gran Bretagna, 17 settembre 2017)

giovedì 14 settembre 2017

Giornate mondiali di sostegno al Venezuela sovrano ed alla Rivoluzione Bolivariana. Articolo di Luca Bagatin

Dal 15 al 19 settembre si terranno, in tutto il mondo, in contemporanea con Caracas, delle manifestazioni di sostegno alla Rivoluzione Bolivariana ed al Venezuela sovrano, minacciato dagli Stati Uniti d'America di Donald Trump, il quale ha annunciato contro il Paese sudamericano sanzioni economiche ed un intervento militare con l'obiettivo di rovesciare il governo venezuelano democraticamente eletto e guidato dal Presidente socialista Nicolas Maduro.
Non è la prima volta che gli USA, nella Storia, intervengono militarmente per destabilizzare l'America Latina ed il Terzo Mondo in particolare. E' solo di pochi giorni fa il ricordo del compianto Presidente socialista cileno democraticamente eletto Salvador Allende, il cui governo fu rovesciato da un Colpo di Stato fomentato dalla CIA l'11 settembre del 1973 e che portò al governo il dittatore liberista Augusto Pinochet.
L'America Latina socialista e sovrana merita di essere difesa da tutto il mondo autenticamente libero e democratico ed è per questo che il Venezuela ha organizzato un evento al Teatro Teresa Carreño di Caracas, che si terrà dal 16 al 19 settembre prossimi dal titolo "Todos somos Venezuela (Tutti siamo Venezuela) - dialogo mondiale per la pace, la sovranità e la democrazia bolivariana" e, dunque, in numerosi Paesi, fra i quali Italia (il 15 settembre alle ore 17.00 a Roma presso il Parco Simon Bolivar di Montesacro) e Gran Bretagna (il 17 settembre a Londra alle ore 12.00 presso l'Ambasciata del Venezuela), si terranno in quei giorni manifestazioni concomitanti in sostegno a tale iniziativa.
Va peraltro ricordato che già nei primi giorni di agosto, nel Consiglio di Diritti Umani dell'Onu riunito a Ginevra, 57 Stati firmarono un documento in appoggio al legittimo governo del Venezuela contro ogni ingerenza straniera.
All'evento di Caracas sarà in prima linea presente il Presidente socialista della Bolivia Evo Morales al seguito di numerosi movimenti sociali in difesa della Rivoluzione Bolivariana.
Non va dimenticato, peraltro, parlando di America Latina e nella fattispecie in questo caso di Argentina, che cresce il malumore e l'indignazione per la scomparsa dell'attivista Santiago Maldonado, il 28enne della provincia di Buenos Aires scomparso il 1 di agosto agosto dopo una manifestazione - repressa nel sangue dalla polizia - in sostegno agli indigeni Mapuche le cui terre sono minacciate dalle multinazionali straniere.
Santiago Maldonado sembra dunque il primo desaparecido di un governo, quello del liberale Mauricio Macri, cha già dal suo insediamento sta via via distruggendo ogni conquista sociale attuata dal peronismo kirchnerista, in particolare per quanto riguarda i diritti dei disabili e bloccando addirittura ogni sostegno all'associazione delle Nonne di Plaza de Mayo per identificare i bambini sottratti alle madri durante le dittature antiperoniste.
L'America Latina del Socialismo del XXI secolo, dal Venezuela all'Argentina, sembra dunque sempre più in pericolo. Non facciamole mancare la nostra vicinanza. Civile, democratica, socialista e libertaria.

Luca Bagatin

mercoledì 13 settembre 2017

Gabriele D'Annunzio fondatore della prima ed autentica Repubblica libertaria e dell'Amore

«Io sono per il comunismo senza dittatura […] È mia intenzione di fare di questa città un’isola spirituale dalla quale possa irradiare un’azione, eminentemente comunista, verso tutte le nazioni oppresse»
(Gabriele D'Annunzio)




L'8 settembre 1920 il Vate Gabriele D'Annunzio - a conclusione dell'Impresa di Fiume - proclama la Reggenza del Carnaro, ovvero quella che amo definire la prima ed autentica Repubblica libertaria e dell'Amore che sia mai stata fondata.
A memoria di ciò desidero riportare due articoli che dedicai a D'Annunzio ed alla sua celebre impresa.

Luca Bagatin


Il "Manuale del Rivoluzionario" di Gabriele D'Annunzio.
Articolo di Luca Bagatin del 25 agosto 2014
 

La fantasia al potere, attraverso una critica del potere stesso, la porterà certamente Gabriele D'Annunzio (e non certo i figli di papà del '68 italiano), il Vate della letteratura italiana per eccellenza, il poeta armato, l'eroe dell'impresa di Fiume e che fece della città di Fiume – occupata con soli 1500 uomini e senza sparare un colpo – una città libera, liberata e libertaria.
Gabriele D'Annunzio fu, secondo le parole di Lenin, l'unico rivoluzionario dell'Italia dei suoi tempi e da molti fu considerato un novello Giuseppe Garibaldi, per il suo ardimento e per la sua portata socialisteggiante, dagli echi mazziniani e garibaldini.
Ce ne ha parlato a lungo lo storico Giordano Bruno Guerri, ma ce ne parla diffusamente – proprio attraverso gli scritti ed i discorsi di D'Annunzo stesso – il “suo” “Manuale del Rivoluzionario”, a cura di Emiliano Cannone ed edito dalla Tre Editori (www.treditori.com). Un bellissimo saggio che abbiamo scoperto e che desideriamo far conoscere e diffondere.
Un Manuale che, non a caso, reca in copertina un D'Annunzio nei panni di Lenin, contornato da bandiere rosse nell'atto di prendere d'assalto il Palazzo d'Inverno.
Il Palazzo d'Inverno di D'Annunzio fu il potere, la casta politica, il governo di Nitti, di Vittorio Emanuele Orlando e di Giolitti, ovvero dei parrucconi della sua epoca. Ma il Palazzo d'Inverno di D'Annunzio fu anche l'avanzante fascismo e quel Mussolini che cercò, in tutti i modi ma senza riuscirvi, di zittire il Vate della Nuova Italia.
Nel Manuale è rappresentata tutta l'anima anarchica, socialisteggiante, libertaria, antiparlamentare ed internazionalista del Nostro. Un D'Annunzio che, non a caso, dichiara che egli aspira ad un “comunismo senza dittatura” e che – ben prima e meglio di altri – lancerà invettive contro la “casta politica”, dichiarando, fra le altre cose: “La casta politica che insudicia l'Italia da cinquant'anni, non è capace se non di amministrare la sua propria immondizia, pronta a tutte le turpitudini, pur che sia lasciata fingere di godersi il suo potere impotente”.
D'Annunzio, in questo senso fu un eroe (anti)politico e, dunque, un eroe della vera democrazia, contro i soprusi e le ruberie del potere ed in questo senso non mancherà mai in D'Annunzio il suo appello all'Antica Grecia, al mito greco, all'arte ed alla bellezza in tutte le sue forme, quale valori fondanti per l'emancipazione umana. In questo senso – lo si evince dal Manuale stesso – egli scorgerà la natura della crisi dei suoi tempi, che poi è anche la natura della crisi economica e sociale dei nostri, ravvisando l'origine del problema nell'espansionismo capitalistico e nell'imperialismo anglosassone e statunitense, ovvero di coloro i quali egli definisce i “divoratori di carne cruda”. In questo senso D'Annunzio scrive: “La lotta mercantile, la lotta per la ricchezza, porta il pericolo delle più terribili conflagrazioni marziali”. Ora sappiamo che fu profetico e nelle sue parole non possiamo non scorgere quanto avvenne nella Seconda Guerra Mondiale, durante la Guerra Fredda e, oggi, nel Medioriente martoriato ed ove non vi sono eroi, bensì criminali che uccidono, in ogni dove, vittime innocenti.
Ricchezza e potere all'origine della morte dell'umanità stessa, dunque.
Con l'impresa di Fiume possiamo dire che il D'Annunzio concretizzerà i suoi ideali ed i suoi principi. Nel 1919, infatti, in opposizione al Trattato di Versailles che negava la città di Fiume all'Italia, D'Annunzio - alla testa di un drappello di legionari - la occupò e ne fece una città libera in tutti i sensi, al punto che a Fiume erano tollerate e praticate le libertà sessuali, nonché era tollerata l'omosessualità e, grazie al contributo dell'aviatore Guido Keller e dello scrittore Giovanni Comisso, fu fondato il gruppo Yoga – avente per simbolo la svastica di origine vedica (che nulla aveva a che spartire con il nazismo, anzi !) ed una rosa a cinque petali - e che proponeva una visione esoterica e spirituale della realtà.
Non solo, in collaborazione con il sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris, D'Annunzio redasse la famosa Costitituzione di Fiume o Carta del Carnaro, la quale fu un documento avanzatissimo per l'epoca, prevedendo: libertà di associazione, libertà di divorziare, libertà religiosa e di coscienza al punto che furono proibiti i discriminatori crocifissi nei luogi pubblici, assistenza ai disoccupati ed ai non abbienti, promozione di referendum, promozione della scuola pubblica, risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario, inviolabilità del domicilio e altro ancora che, peraltro, non fu mai garantito nemmeno dalla Costituzione della Repubblica italiana partitocratica, fondata nel 1948 e nella quale viviamo tutt'oggi. Una Costituzione tanto decantata, ma assai poco approfondita e che poco aveva a che spartire con la vera democrazia della Repubblica Romana del 1849 e con la Carta del Carnaro, fondata da spiriti rivoluzionari e non già da canuti uomini politici, servi dei partiti e delle ideologie e che il potere ha reso schiavi.
Un'impresa unica nella Storia, dunque, quella di Fiume, purtroppo soffocata dall'imperialismo internazionale e dal governo italiano di Giovanni Giolitti (tutt'altro che un liberale, bensì un famoso Ministro della malavita come lo soprannominò Gaetano Salvemini !) che, nel 1920, inviò le truppe italiane a sgomberare a cannonate i legionari.

Da non dimenticare frasi come queste, contenute nel “Manuale del Rivoluzionario”, che D'Annunzio lancia quali invettive ai governanti dell'Europa e del mondo di ieri, non dissimili da quelli di oggi. Frasi oggi attualissime, se osserviamo la geopolitica mondiale, europea, oltre che i flussi di migranti che approdano giornalmente sulle nostre coste, costretti ad emigrare a causa di una crisi voluta dai Governi e dal sistema economico-monetario: “In tutta Europa, in tutto il mondo, il potere politico è al servizio dell'alta banca meticcia, è sottomesso alle impostazioni ignobili dei rubatori e dei frodatori costituiti in consorzi legali. Neppure nel peggior tempo dei barbareschi e dei negrieri le genti furono mercanteggiate con così fredda crudeltà. Le nazioni sono cose da mercato. La vita pubblica non è se non un baratto immondo esercitato nel cerchio delle istituzioni e delle leggi esauste. Fino a quando ?”.
Il “Manuale del Rivoluzionario”, che raccoglie gli scritti anarco-libertari, socialisti, internazionalisti ed umanitari di D'Annunzio è certamente una fortunata opera editoriale ed il merito va certamente all'ottimo Emiliano Cannone, giovane dottore di ricerca in italianistica, per averlo curato con, peraltro, un'ottima nota introduttiva e precise note a piè di pagina.
La veste editoriale del saggio, poi, curata dalla Tre Editori, è elegantissima, anche a dispetto dell'economico prezzo di copertina. Da notare che, la fine di ogni capitolo del Manuale, reca il simbolo della bandiera della Reggenza del Carnaro: un uroboro – ovvero un serpente che si morde la coda – antico simbolo esoterico e gnostico a rappresentare la natura ciclica delle cose, ovvero simbolo di immortalità (si rammenti che Gabriele D'Annunzio fu peraltro iniziato alla Massoneria della Serenissima Gran Loggia d'Italia, oggi Gran Loggia d'Italia degli ALAM e non ne fece mai mistero), con al centro le sette stelle dell'Orsa Maggiore.
Ulteriori spunti su cui riflettere ed approfondire attorno ad un personaggio poliedrico quale fu Gabriele D'Annunzio, troppo frettolosamente relegato fra i “poeti del nostro Paese”, senza rammentarne (o preferendo piuttosto oscurarne) la portata rivoluzionaria, libertaria ed eminentemente (anti)politica e (contro)culturale.

Luca Bagatin


Giorgia Meloni sbaglia a contrapporre D'Annunzio a Che Guevara, due eroi anti-casta e per l'emancipazione sociale oltre la destra e la sinistra.
Articolo di Luca Bagatin del 9 agosto 2016


Giorgia Meloni informa i suoi “amici virtuali” di Facebook che ogni giorno, per tutto il mese di agosto, pubblicherà un aforisma – iniziando da quello celebre di D'Annunzio “Memento audere semper” - e tale notizia, tutto sommato abbastanza marginale, viene ripresa anche da alcuni organi di informazione, in particolare per informare che la sig.ra Meloni intende contrapporre la figura di D'Annunzio a quella di Che Guevara.
Lei infatti scrive che i ragazzi dovrebbero “studiare sui libri di scuola in maniera più approfondita la figura di D'Annunzio”, “un grande italiano che non ha nulla da invidiare a un qualunque Che Guevara, che pure tanti giovani amano indossare sulle loro magliette” ed afferma ciò esaltando l'impresa di Fiume del 1919.
Lodevole il fatto che la Meloni esalti e ricordi l'impresa di Fiume, meno lodevole il suo tentativo di contrapporre la figura del rivoluzionario anti-casta e libertario D'Annunzio all'altro rivoluzionario anti-casta e libertario Che Guevara.
In questo senso, sia gli studenti che la sig.ra Meloni dovrebbero studiarsi approfonditamente sia la figura di D'Annunzio che quella di Che Guevara, ma su testi che hanno trattato tali figure in modo obiettivo e non ideologizzato.
Per quanto concerne Gabriele D'Annunzio, il “Poeta soldato”, il “Vate” per eccellenza, qualche anno fa segnalammo e recensimmo l'ottimo “Manuale del Rivoluzionario”, edito dalla Tre Editori e curato da Emiliano Cannone (http://www.opinione.it/cultura/2014/08/28/bagatin_cultura-2808.aspx). In questo saggio sono riportati discorsi ed aforismi del Vate e che lo consacrano quale miglior rappresentante della cultura socialista rivoluzionaria, anarchica, antiparlamentare ed internazionalista, oltre e contro la destra (rappresentante delle élite monarchiche ed oligarchiche) e oltre e contro la sinistra (rappresentante della borghesia industrialista ed affamapopoli).
Nel saggio, infatti, fra le altre, si riportano le parole ad una celebre intervista a D'Annunzio, il quale affermava che egli ambiva ad un “comunismo senza dittatura” (esattamente come Che Guevara peraltro !) e non a caso fu ammirato da Lenin (il quale inizialmente, nella costituzione dei Soviet, si ispirò agli ideali anarchici) e la Repubblica di Fiume - costituita con il contributo di socialisti rivoluzionari e mazziniani quali ad esempio Alceste De Ambriis - fu l'inveramento di quel comunismo libertario d'annunziano che permise le libertà sessuali (con relativa tolleranza e pratica dell'omosessualità), la libertà di associazione, la libertà di divorziare, la libertà religiosa e la libera ricerca spirituale (l'aviatore Guido Keller e lo scrittore Giovanni Comisso fondarono la rivista “Yoga”, che proponeva una visione esoterica e spirituale della realtà), la proibizione dei crocifissi nei luoghi pubblici, l'assistenza ai disoccupati ed ai non abbienti, la promozione dei referendum, la promozione ed il sostegno alla scuola pubblica, il risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario ecc... tutte cose che nemmeno l'attuale Repubblica italiana di cui Giorgia Meloni è rappresentante, sembra garantire appieno.
Ci chiediamo, peraltro, se queste cose la sig.ra Meloni le sappia (visto che diversi dei punti del programma della d'annunziana e fiumana “Carta del Carnaro” sono in aperto contrasto con gli ideali da lei stessa propugnati). Così come ci chiediamo se la sig.ra Meloni sappia che Gabriele D'Annunzio fosse apertamente e dichiaratamente massone (massone lo fu anche Che Guevara e la gran parte dei rivoluzionari cubani, oltre che fiumani), appartenente alla Serenissima Gran Loggia d'Italia (oggi Gran Loggia d'Italia degli ALAM) e che la stessa bandiera della Reggenza del Carnaro fosse un chiaro richiamo al simbolismo gnostico e massonico, ovvero un uroboro (un serpente che si morde la coda) con al centro le sette stelle dell'Orsa Maggiore.
Gabriele D'Annunzio e gli eroi di Fiume, così come il Che e gli eroi di Cuba osarono ed osarono sempre, inverando appunto il motto “Memento audere semper”. Eroi (anti)politici e contro la realpolitik, alla quale contrapposero l'amore per le genti, per l'umanità, per la libertà intesa come libertà dal bisogno per approdare al sogno di una società o, meglio, di una civiltà umanitaria e comunitaria diversa ed alternativa a quella dei politicanti, degli oligarchi e degli industriali affamapopoli.
Eroi senza compromessi al punto che furono purtroppo sconfitti. La Repubblica di Fiume fu smantellata dall'esercito del Regno d'Italia nel 1921, non senza scontri (si ricordi in proposito il famoso “Natale di sangue”) e, per quanto riguarda Che Guevara, in polemica con il sostegno sovietico dell'Urss a Cuba e con le posizioni di Fidel Castro in merito, si dimise da tutte le cariche e da Ministro dell'Industria ed andò a combattere per i popoli oppressi in Congo ed infine in Bolivia, ove fu ucciso.
Ecco gli eroi da ricordare, celebrare, emulare da tutti e soprattutto dai giovani d'oggi, amebizzati dagli smartphone e dagli (a)socialnetwork. Eroi senza macchia che lottarono a sprezzo del pericolo e mai furono mantenuti ad ufo dai contribuenti.
Ecco perché è errato, come fa la Meloni, tentare di contrapporre D'Annunzio (accreditandolo magari “a destra”, niente di più sbagliato) a Che Guevara (che comunque non va assimilato alla “sinistra”, ma fu personaggio e studioso che andò ben oltre le ideologie illuministico-borghesi).
Nell'ambito del pensatoio che ho fondato - “Amore e Libertà (www.amoreeliberta.blogspot.itwww.amoreeliberta.altervista.org) – non a caso, tanto D'Annunzio che Che Guevara, sono inseriti nel “pantheon” dei nostri ispiratori (si veda il link: http://www.amoreeliberta.altervista.org/html/manifesto.htm) e proprio per le motivazioni che ho già scritto qui, come in altri articoli.
Dunque la Meloni approfitti della “pausa estiva” per leggere gli scritti ed i discorsi politici di D'Annunzio, la Carta del Carnaro e magari i saggi dello storico Giordano Bruno Guerri in proposito, oltre che il saggio a cura di Emiliano Cannone già citato un questo articolo. Eviterà di fare affermazioni imprecise e di contrapporre dei veri combattenti per l'emancipazione dei popoli, i cui ideali, oggi, nella società liquida dei consumi e della casta politica autoconservativa, mancano enormemente.

Luca Bagatin


Jim Channon, lo sviluppo del potenziale umano ed il fallimento delle politiche militari (specie made in USA)

Il 10 settembre scorso è venuto a mancare Jim Channon, fondatore, alla fine degli Anni '70, di quello che chiamò Primo Battagline Terra, ovvero un esercito composto da "monaci guerrieri" in grado di agire sul nemico attraverso strumenti di pace. Un'idea rivoluzionaria che, personalmente, mi colpì molto.
Per questo nell'agosto del 2014 ne scrissi un articolo, rifacendomi alla ricostruzione che ne fece Jon Ronson.
Di seguito desidero riportare l'intero articolo. In memoria di Jim Channon e di tutti gli hippie rivoluzionari come lui.

Luca Bagatin 


L'uomo che fissa le capre, Jim Channon, lo sviluppo del potenziale umano ed il fallimento delle politiche militari (specie made in USA).
Articolo di Luca Bagatin del 2 agosto 2014 

Ne hanno fatto anche un film.
Abbastanza grottesco. Come grottesca è la vicenda. Più che di vicenda, si tratta in realtà dell'esistenza di assurde attività praticate all'interno dell'esercito statunitense, sin dagli Anni '50.
Attività che sconfinano nel paranormale al punto che in un luogo militare chiamato Fort Bragg, a capo di un personaggio assurdo - benché Generale Maggiore - chiamato Albert Stubblebine, si stenta a credere che siano stati praticati i più curiosi esperimenti: dallo stordimento di ignari greggi di capre, sino al tentativo di attraversamento dei muri da parte di soldati addestrati all'uopo.
E' una storia che potrebbe essere stata partorita da qualche romanzo di fantascienza e/o di fantapolitica ed in realtà è la storia ricostruita dal giornalista Jon Ronson un decennio fa, attraverso il saggio "L'uomo che fissa le capre", dal quale di recente è stato tratto l'omonimo film-commedia con George Clooney.

E' una ricostruzione suggestiva e a tratti irriverente, quella di Ronson, ma profondamente inquietante.
E' inquietante, infatti, pensare che quella che si definisce o si tende a definire "la più grande democrazia del mondo", ovvero gli USA, abbia speso fior fior di quattrini in progetti così assurdi che nella maggior parte dei casi non hanno prodotto alcun risultato concreto se non il proliferarsi di progetti correlati/collaterali, quali l'utilizzo di tecniche di tortura praticati nell'ambito della cosiddeta guerra al Terrore, oppure in missioni speciali della CIA altrettanto umanamente distruttive.
Eh sì, perché la CIA sa bene come avvalersi di tecniche apparentemente "non invasive" per torturare il "nemico". Peccato che, da una democrazia, non ti aspetteresti l'utilizzo di tecniche di tortura. Così come dall'esercito degli Stati Uniti d'America non ti aspetteresti che siano mai esistiti progetti che scadono facilmente nell'imbecillità.
Purtuttavia così è stato e così pare continui ad essere. Gli USA patria anche della stupidita, verrebbe da dire. Infondo il celebre umorista statunitense Mark Twain - a noi tanto caro - scrisse: È stato meraviglioso trovare l'America, ma sarebbe stato ancor più meraviglioso perderla.
Jon Ronson racconta tutto ciò con dovizia di particolari, con interviste alla mano, attraverso ricerche ed inchieste.
Purtuttavia - psicosi paramilitari a parte - nel saggio sono raccontate personalità interessanti. Una di queste è certamente Jim Channon, fondatore - alla fine degli Anni '70 - del Primo Battaglione Terra, ovvero l'idea di un escercito composto da supersoldati o "monaci guerrieri" in grado di agire sul nemico attraverso strumenti di pace tipici dei movimenti New Age e legati alla spiritualità.
Ma chi è Jim Channon ? Tenente Colonnello dell'esercito USA, al termine della Guerra del Vietnam, Channon decise di approdare al cosiddetto "movimento del potenziale umano", frequentando gruppi spiritualeggianti, new age, misticheggianti, tipici in particolare della California ed ispirati al movimento beatnik ed hippie. Fu lì che apprese diverse tecniche di meditazione e di sviluppo, appunto, del potenziale umano.
Tornato nell'esercito decise di rendere operative queste tecniche, attraverso il manuale del Primo Battaglione Terra, di cui tutt'oggi si può trovare traccia presso il sito ufficiale: www.firstearthbattalion.org
Jim Channon è decisamente un personaggio "sui generis". E' un ex militare, ma è anche un hippie nel vero senso della parola. E' una persona molto razionale, ma nel contempo sogna un esercito di pace, che porti effettivamente la pace nel mondo, ovvero che armonizzi la politica in nome della Terra e del pianeta attraverso la ricerca della risoluzione dei conflitti per mezzo di metodi non distruttivi.
Nel film "L'uomo che fissa le capre" il Tenente Colonnello Channon è interpretato da Jeff Bridges e si chiama Bill Django. Un capellone in uniforme, così come lo era, di fatto, lo stesso Channon.
Oggi Jim Channon è un consulente aziendale e cerca di portare, nel mondo degli affari, quel tipo di valori etici che cercò di insegnare all'esercito di Reagan.

Consiglio a chiunque la lettura de "L'uomo che fissa le capre" di Jon Ronson, molto di più della visione del film che, in realtà, ne è una squinternata parodia.
Il saggio di Ronson, che si legge come un romanzo e che sembra davvero un romanzo, aprirà certamente molte menti e farà riflettere. Farà riflettere sugli USA, sul loro sistema (im)politico, sui media, su vere o presunte cospirazioni, ma soprattutto sulla necessità di nuove forme di comunicazione fra gli individui. E sulla ricerca del bene più prezioso, che nessuno Stato e nessuna forma politica ci può fornire (anzi !), ovvero la ricerca della pace interiore, premessa per la pace dell'intero pianeta.
Persone come Jim Channon hanno forse aperto una piccola via in questo senso.

Luca Bagatin