giovedì 1 dicembre 2016

"Johannes delle Grandi Sabbie", romanzo spirituale di Pier Carpi. Articolo di Luca Bagatin

Immaginate un mondo senza guerre, senza povertà, senza carestia, senza contrapposizioni fra religioni, ma anche senza autentica libertà, soggiogato da esseri alieni da oltre un secolo.
Questo lo scenario di “Johannes delle Grandi Sabbie” (Malipiero editore), il romanzo per ragazzi scritto da Pier Carpi nel 1979, di cui sono venuto in possesso tramite un amico, già collaboratore dello scrittore e che ne conserva la memoria storica e l'archivio in quel di Mantova.
Johannes è un ragazzo che vive la realtà sopra descritta, come se per lui fosse la normalità. Una normalità imposta dai Vis, appunto, gli esseri alieni che da un secolo hanno invaso il pianeta Terra.
Ma com'era la Terra prima dell'invasione dei Vis ?
Un pianeta ove la violenza, le guerre ed il potere dei governi soggiogava l'individuo. Un pianeta ove la scienza era al servizio del potere e non già dell'essere umano. Un pianeta ove, ad ogni modo, un forte movimento di giovani, di attivisti per la pace e per l'ambiente si stava costituendo e stava prendendo coscienza di sé. Un movimento contro i governi e contro la scienza al servizio del potere, per un nuovo umanesimo spirituale.
Purtuttavia accadde che la Terra fu invasa dai Vis. I quali portarono ordine al caos, abolirono la violenza gratuita, ma stabilirono che le guerre dovessero essere “programmate”. Si istituirono pertanto delle guerre organizzate in appositi Stadium, ove gli individui potevano scegliere liberamente di combattere fra loro per questa o quell'altra fazione.
I Vis inoltre, oltre ad aver reso la Luna completamente nera, abolirono il danaro, lo sostituirono con delle conchiglie che diedero in abbondanza a tutti i popoli della Terra. I Vis imposero alle grandi Religioni della Terra di abolire la sepoltura dei corpi ed imposero la cremazione, purtuttavia incontrando la disapprovazione di quasi tutte le Religioni. E, via via, i Vis vollero addirittura cancellare negli individui la stessa idea di Dio.
Ma chi era in realtà Johnannes, il giovane abitante delle Grandi Sabbie ? E chi era Magda, la ragazza che incontrerà nel suo cammino e gli farà prendere coscienza di sé e delle sue vere origini ?
Johannes non è un ragazzo di questa Terra, bensì è figlio del Resuscitatore e della Strega Dema, scacciata da tutti – sulla Terra - solamente in quanto aveva sul corpo una voglia di pipistrello.
Johannes, aiutato da Magda (anche nelle vesti de La Suprema-guerriera amazzone) e dall'uomo a cui Dema l'aveva affidato da bambino, ovvero il saggio Cornelius, riuscirà a comprendere che un mondo apparentemente perfetto, ma privo di libertà e di spiritualità, non è un mondo nel quale vale la pena vivere.
Per cui Johannes deciderà di combattere il potere dei Vis e scoprirà il vero volto di suo padre, il Resuscitatore, ovvero lo scienziato Aldous Ghermal, colui il quale si rivelerà essere il capo dei Vis, ovvero la mente di una grande cospirazione mondiale che aveva fatto credere agli uomini di essere soggiogati dagli alieni.
I Vis, in realtà, non erano altro che scienziati ribellatisi al potere dei governi mondiali e, attraverso la loro scienza, avevano deciso di creare un mondo perfetto, costruendo ad arte una finta invasione aliena. Aldous Ghermal, purtuttavia, si era pentito di quel progetto che, nei fatti, soggiogava l'umanità e la costringeva ad una nuova schiavitù. Per questo risvegliò in Johannes la sua coscienza e gli propose di scegliere: Johannes solo, quale ultimo vero erede dei Vis, aveva ora il potere di decidere se prolungare il dominio degli scienziati-Vis sulla Terra, oppure farla tornare alle origini.
Johannes, con saggezza, fece tornare la Luna di nuovo bianca ed i campi tornarono rigogliosi di grano. Il libero arbitrio era ripristinato.
“Johannes delle Grandi Sabbie”, opera minore di Pier Carpi, che pur con essa vinse il Premio Selezione Bancarellino del '79, più che un romanzo per ragazzi è un romanzo spirituale, filosofico, finanche religioso e politico. E' un romanzo alla ricerca dei nostri limiti, dei limiti umani e delle scelte che l'individuo si trova a compiere durante il suo cammino. Ovvero il mistero della vita. Una vita intrisa - prima di tutto - di spiritualità, della ricerca del Divino, ovunque Egli sia.

Luca Bagatin

sabato 26 novembre 2016

Viva Fidel ! Articolo di Luca Bagatin

E dopo Marco Pannella se n'è andato anche Fidel Castro.
Nello stesso anno, a distanza di sei mesi l'uno dall'altro.
Ad aprile di quest'anno scrissi un articolo nel quale accomunai questi due grandi eroi del XX e del XXI secolo (http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/04/fidel-castro-e-marco-pannella-due-eroi.html). Un articolo che destò non poche polemiche, ma che rivendico e rivendicherò sempre in quanto in esso – se si avrà la pazienza di leggerlo e/o di rileggerlo – paragonavo la temerarietà dell'uno e dell'altro. La passione civile e militante delle tante battaglie vinte in favore degli ulitmi. Di quegli ultimi di cui i politicanti d'accatto se ne sono sempre fottuti e continuano a fottersene, pur riempiendosi la bocca di parole che in realtà non conoscono o non praticano, quali “democrazia” e “libertà”.
Marco e Fidel, questi due giovani vecchi, ci hanno insegnato tanto la democrazia quanto la libertà.
La loro vita ne è stato un grande esempio !
Nel ricordare qui Fidel Castro, vorrei in particolare fare riferimento ad un articolo che scrissi nel luglio del 2015, nel quale parlai di Cuba come della “democrazia dei Caraibi”, costruita grazie al sangue dei martiri e degli eroi.
Così scrissi in proposito:
Fidel Castro a differenza di Che Guevara, che fu un marxista della prima ora, era un comunista utopista. La stessa “Revolucion cubana” del 1959 non fu una rivoluzione socialista, bensì una rivoluzione di popolo e per il popolo. Il socialismo arrivò dopo, ma spesso in forme piuttosto libertarie, autogestionarie, piuttosto che comuniste/collettiviste tout-court.
Soprattutto nessuno dei rivoluzionari si sognò mai di esportare la rivoluzione, ma nessuno di loro rinunciò a dare sostegno ai movimenti di emancipazione sociale e nazionale in giro per il mondo: dall'Angola sino al Sudafrica che subì – sino al benefico ed auspicato trionfo di Nelson Mandela il regime dell'apartheid.
Sì, è vero, Cuba si alleò ai sovietici. Avrebbe potuto rimanere un Paese non allineato ed invece si alleò con i russi. Ma che avrebbero mai potuto fare Fidel ed il Che con un embargo economico e con un rischio d'invasione da parte degli yankee ? Perché mai rinunciare alla sovranità nazionale e rischiare, oltretutto, di morire completamente di fame ? Ricordo che la stessa Repubblica libertaria di Fiume di Gabriele d'Annunzio si fece riconoscere dai sovietici. Certo, i russi erano una dittatura e nemmeno delle migliori, ma dall'altra parte era davvero così rosea la situazione come ci hanno fatto credere per decenni di pubblicità commerciale edonista e rimbabimento politico ? Gente che bambarda altra gente inerme e che impone il proprio sistema economico “libero”, può dirsi una democrazia ? Un governo che fa pagare le cure mediche a chi non ha danaro è una democrazia ? Un sistema politico che prevede la concorrenza fra candidati che spendono milioni di dollari o di euro a caccia di voti...anziché spenderli in progetti sociali, culturali ecc...è una democrazia ?
Lo ripeto, non sono né sarò mai comunista, ma sicuramente non dirò mai che il sistema yankee o capitalista sia un sistema democratico e civile. Sono entrambi sistemi criminali e antiumanitari e ne ho già spiegato le ragioni in innumerevoli articoli, oltre che nel mio ultimo saggio.
A Cuba la sanità è gratuita ed i medici sono all'avanguardia. Ed operano in tutto il mondo, senza egoismi. Ma questo quasi nessun giornale “libero” lo scrive.
A Cuba è riconosciuta la libertà di culto, anche se ho sentito assurde leggende metropolitane che vorrebbero che a Cuba il Natale non si potesse festeggiare sino al 1998, allorquando il papa dei cattolici incontrò il Lider maximo.
A Cuba peraltro i massoni cosa strana...visto che persino nell'Italia degli Anni '90 sono stati perseguitati – sono liberi di riunirsi nelle loro Logge. Che sono peraltro molto numerose sull'isola caraibica, anche perché la gran parte dei rivoluzionari appartenevano alla Massoneria.
A Cuba l'istruzione è libera e gratuita e l'analfabetismo è praticamente debellato, come, nonostante l'embargo economico, la gente non muore più di fame.
Oltretutto i diritti umani sono rispettati...nonostante ciò che ci raccontano dalle nostre parti.
I diritti delle donne sono esattamente gli stessi rispetto a quelli degli uomini e l'Assemblea Nazionale, ovvero il Parlamento cubano, è composto da quasi il 50% di donne. Eh sì, perché anche Cuba ha un Parlamento regolarmente eletto a suffragio universale e Fidel Castro o, meglio, oggi suo fratello Raul, non ha affatto un potere illimitato.
E sui diritti degli omosessuali, la deputata Mariela Castro, figlia di Raul Castro, si sta battendo affinché possa essere riconosciuto il matrimonio fra persone dello stesso sesso.
C'è un partito unico, il Partito Comunista Cubano (www.pcc.cu), che purtuttavia non si presenta alle elezioni, ma è un simbolo: il simbolo della Rivoluzione. E poi, visto il pluripartitismo elettoralistico dei Paesi cosiddetti “liberal-democratici”...possiamo davvero dire che ciò sia una pecca ? Fra l'altro a Cuba ogni candidato all'Assemblea Nazionale è uguale all'altro, visto che non esiste come nei nostri Paesi “liberal-democratici” - alcun tipo di propaganda elettorale ove vengono spesi milioni di euro per ottenere voti...spesso frutto di “amicizie” interessate e clientele (sic !).
Oggi finalmente anche il Presidente degli USA Obama ha capito che l'embargo nei confronti di Cuba era una follìa. Per quanto chi scrive teme che Cuba – anche con il possibile arrivo di Dominique Strauss-Kahn (uno che dovrebbe andare a nascondersi visti i suoi trascorsi !) nell'isola quale consulente di Raul Castro...il futuro dei Caraibi sembra tingersi di grigio !
Raul non è Fidel. Così come in Venezuela Maduro non è Chavez. Ma al momento meglio loro che qualcun altro.
Confidiamo ad ogni modo nei popoli caraibici e latinoamericani. Che la Rivoluzione sia sempre nei loro cuori e nelle loro menti e che non finisca tutto come la Grecia di Tsipras: nella resa ai potenti ed agli sfruttatori criminali di turno.
Questo è ciò che scrissi lo scorso anno e questo è quanto auspico nei giorni della morte di Fidel Castro, l'ultimo leader del mondo moderno e contemporaneo.
Di leader come lui ne nascono pochissimi. La gran parte sono stati leader latini. Ci sono stati Simon Bolivar, José Martì, Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini, Juan Domingo Peron, Sandino... e recentemente ne abbiamo conosciuto solo un altro, ovvero Hugo Chavez e nel recente passato Mu'Ammar Gheddafi, barbaramente ucciso e vilipeso quando invece i suoi ideali si fondavano sulla democrazia diretta delle masse popolari. Una forma di governo ancora ritenuta purtroppo utopistica !
Ma è di utopia che necessitiamo ! E' di democrazia vera che necessitiamo ! E' di formazione intellettuale e morale che necessitano le persone, oltre che di pane per gli affamati e di emancipazione per gli sfruttati di tutto il mondo !
L'ideale socialista autogestionario, libertario e patriottico – oltre la destra e la sinistra - non è morto con la fine di questi eroi. Rimane nel cuore di coloro i quali sono pronti a coglierlo e ad ascoltarlo.
Viva Fidel ! Viva la Patria ! Viva il Socialismo ! Viva la Victoria !

Luca Bagatin






Storico intervento di Juan Domingo Peron in cui parla di Che Guevara e Fidel Castro 



martedì 22 novembre 2016

Riflessioni antimaterialiste di Luca Bagatin sulla passione, sull'economia del dono e della decrescita. Per una (possibile) Civiltà dell'Amore

Se tutta l'umanità annientasse e trascendesse il suo ego, l'economia del dono tipica delle società matriarcali e spiegata dall'antropologo Marcel Mauss sarebbe una realtà. E così l'economia della decrescita tanto cara a Serge Latouche.
I materialisti, capitalisti, liberali e marxisti, non sono in grado di comprendere questo.
Personalmente riconosco la superiorità morale del povero sul ricco e ritengo che il ricco debba per forza essere al servizio del povero, sino al punto in cui povertà e ricchezza non esisteranno più e vi sarà - al loro posto - una comunità di eguali e dunque di liberi. Ma ciò sarà possibile solo rigettando le empie ideologie umane, comprendenti anche le religioni monoteiste istituzionalizzate.
Dall'ideologia nasce solo violenza e divisione.
I comunisti post-marxisti e tutta la sinistra in genere, purtroppo, disprezzano la povertà ed infatti, una volta giunti al potere, finiscono per diventare capitalisti e si alleano o diventano esattamente come i liberali. Ce lo insegnò Pier Paolo Pasolini nel suo discorso ai giovani sull'edonismo sessantottino. Lo abbiamo visto in tutto l'Occidente.
La povertà non va combattuta in sé, ma compresa, appresa, vissuta. Personalmente ho imparato tutto dalla povertà.
I ricchi, i borghesi, i polticanti ideologizzati, invece, si fanno grandi attraverso lo sfruttamento dei poveri per accrescere la loro bramosia materiale. Costoro ricercano potere, ricchezza, agi, desideri illimitati. E' per questo che, una sana filosofia della decrescita, rispettosa dell'umanità e della comunità, non può che osteggiare tutto ciò.

Ho da sempre idee di sinistra e valori di destra. Oppure, viceversa, idee di destra e valori di sinistra.
Credo nella giustizia sociale e nella democrazia intesa come "governo di popolo e per il popolo" tanto quanto nell'eroismo, nelle identità e nei doveri verso patria e umanità.
Sono della scuola, in sostanza, di Alain De Benoist, Giuseppe Mazzini, Anita e Giuseppe Garibaldi, Evita e Juan Domingo Peron, Hugo Chavez, Eduard Limonov, Simon Bolivar e molti altri pensatori, condottieri, patrioti.

La passione brucia tutto ciò che trova.
Se sei una persona appassionata rischi di bruciare e di bruciarti.
Per questo devi indirizzare le tue energie in grandi imprese. Senza fermarti mai. E soprattutto senza curarti del successo o dell'insuccesso.

lunedì 21 novembre 2016

Articolo-intervista di Luca Bagatin alla modella d'arte Lidia Laudani

Gli sguardi, gli sguardi delle donne. Gli sguardi delle donne sono a volte più intriganti dei corpi. I corpi, con il tempo, sono destinati a svanire. Gli sguardi, invece, rimangono immutati.
Curiosi, intriganti, sorridenti, smaliziati...
Non ho mai creduto che la bellezza possa in qualche modo salvare il mondo. Il mondo è già condannato dagli uomini che non sanno attingere alla bellezza della natura. Alla natura in tutte le sue forme, non edulcorata dalle strutture e sovrastrutture umane e razionali.
Ho sempre saputo, ad ogni modo, che lo sguardo di una bella donna può aprire il cuore di un Eroe dello Spirito.
Ancora una volta nella mia vita devo ringraziare lo sguardo di una bella donna. Uno sguardo che uno scrittore come me può solo tentare di raccontare mettendolo su carta o, meglio, oggi si direbbe, tentando di trasmetterlo ad uno schermo di pixel, pigiando su di una tastiera delle lettere che vanno a comporre e ricomporre storie, racconti, vite.
La storia, la vita, lo sguardo è quello di Lidia Laudani, ventinovenne catanese di nascita ma milanese d'adozione. Attrice, conduttrice, fotomodella e modella d'arte.
Mi ha colpito molto il fatto che mi abbia ricercato sul web, pressoché per caso, dopo aver letto casualmente un'intervista che realizzai alla mia musa Maria José, qualche tempo fa, ed ora mi fa molto piacere dare voce al suo sguardo ed alla sua anima.

Luca Bagatin: Ho scoperto che, prima di essere una modella, sei una giovane mamma. Mi piacerebbe ci raccontassi la tua storia e quella della piccola Aurora.
Lidia Laudani: Aurora ora ha 9 anni. Avevo 20 anni quando è nata ed io le dico sempre che se Dio me l’ha mandata tanto presto è perché probabilmente avevo bisogno di lei il prima possibile ed è vero è lei che sta insegnando tanto a me. Quanto sia meravigliosa la vita, quanto è bello meravigliarsi ogni giorno di cose a cui magari prima non davo importanza. E’ una bambina estremamente, sensibile, buona, gentile e premurosa verso chi è più in difficoltà. Le si spezza il cuore quando vede qualcuno che soffre. Con la sua dolcezza ha smussato alcuni angoli di me, mi ha fatto capire che non bisogna stare sempre con un’armatura addosso. Mi ha aiutato a liberarmi da tutti quei macigni che impediscono di “volare”. Grazie a lei ora volo, affrontando la vita col sorriso e la vita mi risponde sorridendo. Siamo molto legate ed ogni giorno ci diciamo quanto siamo importanti l’una per l’altra.

Luca Bagatin: Dalla Sicilia ti sei trasferita a Milano. E' stata solo una scelta professionale o dettata anche da altri motivi ?
Lidia Laudani: Beh la scelta professionale è stata presa dai miei genitori quando io ero molto piccola. Sono praticamente stata adottata da Milano, che non posso far altro che ringraziare perché mi ha dato molto sia a livello personale che professionale. Le mie origini ed il mio cuore rimangono comunque legate alla mia terra.

Luca Bagatin: Che cosa significa per te “arte” ? In un'epoca mercificata come la nostra c'è ancora spazio per la vera arte, a tuo parere ?
Lidia Laudani: L’arte è ovunque ci sia emozione. Tutto ciò che ci trasmette qualcosa e ci suscita un’emozione è arte. Arte è poesia, musica e spettacolo. Posso affermare con certezza che c’è ancora spazio per la vera arte, perché ho avuto la fortuna di conoscere artisti veri in diversi ambiti.

Luca Bagatin: Arte ed erotismo, a tuo parere, sono concetti destinati ad unirsi e allearsi oppure no ?
Lidia Laudani: Partirei con il dire che a me piace più parlare di sensualità che di erotismo. L'erotismo è esplicito, la sensualità è sottile, meno evidente, fatta di gioco e finezza. Arte e sensualità possono assolutamente legarsi, arte ed erotismo secondo me no. Amo l’elegante sensualità, che deve essere ben lontana dalla volgarità. Mi permetto di citare Coco Chanel perché sono perfettamente d’accordo con questa frase “Amo il lusso. Esso non giace nella ricchezza e nel fasto, ma nell'assenza della volgarità. La volgarità è la più brutta parola della nostra lingua. Rimango in gioco per combatterla”.

Luca Bagatin: Sei una modella, per così dire, “curvy”, nel senso che porti con orgoglio una taglia 44. E forse, a parer mio, è anche questo a renderti particolarmente intrigante e decisamente anti-convenzionale rispetto alla masse delle tante modelle supermagre. Pensi sia proprio questo il tuo punto di forza nel lavoro che svolgi ?
Lidia Laudani: Credo che la bellezza si manifesti attraverso gesti, modi, sguardi, sorrisi e parole. Tutto ciò che è la personalità. La bellezza è una miscela di molti elementi, mentre il corpo è solo l’involucro. Ovviamente la bellezza esteriore e la fisicità in questo lavoro sono importanti ed io sono orgogliosa delle mie forme !

Luca Bagatin: In generale quale pensi possa essere il tuo punto di forza ?
Lidia Laudani: Il mio punto di forza nel lavoro e nella vita in generale è sicuramente il mio carattere, la mia personalità e quello che esprimo a chi mi sta intorno. Mi ritengo una portatrice sana di positività. Amo la vita e affronto ogni situazione col sorriso.

Luca Bagatin: Quale pensi possa essere il punto di forza delle donne in generale e delle donne della tua generazione in particolare ?
Lidia Laudani: Il punto di forza di ogni donna dovrebbe essere piacersi, accettarsi ed amarsi. Oggi si tende a seguire la moda in maniera eccessiva diventando tutte troppo simili tra loro perdendo di unicità sia nel modo di pensare che fisicamente.

Luca Bagatin: Nel mio articolo introduttivo ho parlato di sguardi delle donne. E proprio con il tuo sguardo vorrei concludere. Che cosa racconta, dunque, il tuo sguardo un po' orientale?
Lidia Laudani: Mi piacerebbe che a quest'ultima rispondessi tu Luca. Cosa ti ha trasmesso il mio sguardo ?

Luca Bagatin: Ti dirò che il tuo sguardo mi ha ricordato il mito della Donna Selvaggia di cui parla Clarissa Pinkola Estés nel suo saggio “Donne che corrono coi lupi” e di cui ho trattato anche nel mio saggio “Ritratti di donna”. Saggio che ho dedicato in particolare ad una mia musa, che ho definito non a caso “Donna selvaggia doc”.
Il tuo è lo sguardo di una donna libera dai condizionamenti esterni. Forte e per nulla malizioso.
Direi che è lo sguardo fiero delle donne di Sicilia che, senza rigettare la tradizione e senza scadere nella mercificazione consumistica e borghese, vogliono liberarsi dall'ancestrale cultura patriarcale che per troppo tempo le ha oppresse.
Penso che tu e la tua piccola Aurora meritiate di volare sempre alto, senza mai perdervi nei labirinti di questa società troppo spesso barbarica e volgare.

Luca Bagatin

venerdì 18 novembre 2016

Sul referendum e la democrazia popolare diretta (dal "Libro Verde" di Mu'Ammar Gheddafi)

Il referendum è una frode contro la democrazia.
Quelli che dicono “Si” e quelli che dicono “No” non esprimono di fatto la loro volontà, ma sono stati imbavagliati in norme del concetto di moderna democrazia. E’ permesso loro dire una parola soltanto: “Si” o “No”. Questo è il sistema dittatoriale più oppressivo e crudele.
Colui che dice “No” dovrebbe poter motivare la sua risposta e spiegare perché non ha detto “Si”. Colui che ha detto “Si” dovrebbe poter giustificare la sua scelta e spiegare la ragione per cui non ha detto “No”. Ognuno dovrebbe poter dire ciò che vuole ed esprimere le ragioni del suo consenso o del suo rifiuto.
Qual’è, allora, la via che le società umane devono seguire per liberarsi definitivamente dalle epoche dell’arbitrio e della dittatura ? Poiché, nella questione democratica, il problema insolubile è quello dello strumento di governo, problema che si esprime nella lotta tra i partiti, le classi o tra individui, dato che l’invenzione dei metodi elettorali e del referendum non è altro che un tentativo di camuffare l’insuccesso di questi esperimenti, che non riescono a risolvere questo problema, ne consegue che la soluzione è nel trovare uno strumento di governo diverso dagli attuali, che sono causa di conflitto e che rappresentano solo una parte della società.
Si tratta, dunque, di trovare un sistema di governo che non sia il partito, la classe, la setta o la tribù, ma che sia il popolo nel suo insieme e che, quindi, non lo rappresenti e non si sostituisca ad esso. “Nessuna rappresentanza al posto del popolo”, “la rappresentanza è un’impostura”.
Se fosse possibile trovare questo sistema di governo il problema sarebbe risolto. La democrazia popolare sarebbe realizzata e le società umane avrebbero posto fine ai tempi dell’arbitrio e ai sistemi dittatoriali che sarebbero sostituiti dal potere del popolo.
Il “Libro Verde” presenta la soluzione definitiva del problema dello strumento di governo; indica ai popoli il modo per passare dall’era della dittatura all’era della vera democrazia. Questa nuova teoria si fonda sul potere del popolo, senza alcuna rappresentanza né sostituto. Attua una democrazia diretta, in modo organizzato ed efficace. Differisce dal vecchio tentativo di democrazia diretta che non ha trovato realizzazioni pratiche e che ha mancato di serietà a causa dell’assenza di un’organizzazione di base popolare.